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Compensazione Debiti Crediti: se lo Stato è in debito con me, io non lo sono con lui.

Facciamo un semplice esempio.
Io sono una ditta che produce e vende matite.
Il Ministero dell’istruzione mi chiede una fornitura di matite per conto delle Scuole del Comune di Tanto Lontano.
Faccio la fornitura ed emetto fattura e rimango in attesa del pagamento.
Il Comune di Tanto Lontano però è difficoltà finanziaria e ritarda il pagamento.

Passa un anno e nel frattempo lo Stato ha preteso da me le imposte sui miei redditi (anche per quelli derivanti dalla fornitura che non mi è mai stata pagata) nonché i contributi previdenziali per i miei dipendenti, quindi pago.

Il Comune di Tanto Lontano pretende anche lui le imposte locali: rifiuti, pubblicità, addizionali, ecc, quindi pago.

La situazione si ripete anche l’anno successivo, quello dopo e quello dopo ancora finché il Ministero mi chiede un’altra fornitura di matite.
Siccome il periodo è quello che è, i clienti scarseggiano, accetto e provvedo ma la storia non cambia: le Scuole di Tanto Lontano non mi pagano nemmeno questa volta!

Devo ancora incassare due fatture e continuo a pagare imposte e contributi… o meglio cerco di pagare: non incassando le fatture non so dove trovare i soldi e comincio a ritardare i versamenti pur dichiarandoli.

Lo Stato e il Comune cominciano a pretendere quanto giustamente gli spetta ed utilizzano tutti i mezzi (molto persuasivi) per recuperare le loro somme… nel frattempo io non vedo incassare le mie fatture…

Potrei andare avanti ma sapete già come andrà a finire questa storia.
Storia che purtroppo è molto simile a quella vissuta da migliaia di piccole e medie imprese quotidianamente.

Ad oggi le stime parlando di circa 35 MILIARDI di euro di “matite” fornite non pagate (Crediti della PA verso imprese).

Di contro, i debiti fiscali e contributivi delle imprese verso la Pubblica Amministrazione arrivano a circa 300 MILIARDI di euro.

La soluzione logica a questa situazione è la #Compensazione automatica tra debiti e crediti, ovvero l’applicazione di un semplice principio: lo Stato deve smettere di pretendere quei 35 miliardi in quanto compensati da un equivalente debito verso le imprese.

Ebbene, questa proposta è stata bocciata dalla Ragioneria Generale dello Stato con delle motivazioni assurde che vi riassumo qui di seguito:

In primo luogo, la RGS sostiene che nel primo anno di entrata in vigore della legge, lo Stato si ritroverebbe un buco, per mancato incasso, di 35 miliardi, esattamente pari a tutto il debito della PA (certificato) verso le imprese. Potrà anche essere vero “contabilmente” ma è anche vero che quei 35 mld la PA li avrebbe già dovuti pagare e non lo ha fatto, quindi da qualche parte deve risultare questa uscita futura (=debito).
In altre parole, Il buco di 35 mld esiste già, ma grazie alle magie contabili non risulta finché qualcuno non lo pretende!

Ed è qui che fa leva la Ragioneria: il debito dello Stato verso privati è “meno esigibile” di quello dei privati verso lo Stato! Un concetto aberrante e ingiusto!

La seconda motivazione consiste nel fatto che questa norma genererebbe debito anche negli anni successivi all’entrata in vigore perché spingerebbe le imprese ad attendere sempre la compensazione forti del fatto che la PA è un “cattivo pagatore cronico”.

Ancora una volta si utilizzano argomentazioni che fanno leva su una mala gestio della macchina pubblica per giustificare l’impossibilità della compensazione: lo Stato sa di essere un cattivo pagatore e non ha alcuna intenzione di levarsi di dosso questa cattiva nomea.

Con gli uffici della Ragioneria stiamo cercando di ridimensionare le nostre pretese sperando di arrivare ad una proposta che possa essere accettata ma che consenta di introdurre un principio sacrosanto: se lo Stato è in debito con me, io non posso esserlo con lui.

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