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Lavoro 2025 e Programma Fiscale M5S

La scorsa settimana si è svolto un convegno che ha visto diversi esperti confrontarsi su un tema di estrema attualità: quale sarà il mondo del lavoro nel 2025?

Alla fine della due giorni organizzata dal movimento 5 stelle grazie all’iniziativa di Claudio Cominardi e Tiziana Ciprini, si è delineato uno dei possibili scenari che la Politica verrà chiamata a governare:

I relatori all’unanimità ci hanno detto che il saldo dei lavori creati e quelli distrutti nei prossimi 10 anni per via della globalizzazione e la robotizzazione, sarà negativo, cioè saranno più i posti di lavoro persi di quelli creati, si deve quindi cominciare a scindere il binomio Reddito-Lavoro.

Durante questo mandato ho iniziato, con alcuni colleghi, un lavoro che ha l’obbiettivo di delineare alcune proposte per il programma fiscale del M5S.
Nel mio intervento ho provato a descrivere le possibili modifiche che il legislatore potrebbe, e secondo me dovrebbe, proporre:
E’ necessario cambiare la prospettiva di intervento e preoccuparsi più di GARANTIRE un REDDITO anziché un POSTO DI LAVORO perché come già detto, non ci sarà più un posto di lavoro per tutti, ma un Reddito, quello si che dovrà esserci.
Il Reddito di Cittadinanza è già nel programma del Movimento 5 Stelle, ma come sarà possibile in questo futuro recuperare le risorse necessarie a garantirlo?

Attualmente il nostro sistema fiscale si basa in buona parte su un prelievo effettuato alla fonte, ovvero sul reddito da lavoro o da impresa. Quando il Lavoro diminuisce, diminuiscono anche le somme prelevate.

In questo scenario nasce la proposta di spostare il prelievo fiscale dalla fonte alla fine della filiera, al Consumo. Ogni bene o servizio immesso sul mercato dovrà essere accompagnato da una Carta d’Identità socio-ambientale che ne rappresenta l’impronta Sociale e Ambientale, dal momento della sua progettazione fino alla sua dismissione, dalla culla alla tomba.

La Carta d’Identità ambientale potrà racchiudere in un indicatore la quantità di energia consumata, l’acqua persa, il suolo occupato, le emissioni prodotte, insomma tutto ciò che quel bene/servizio ruba al pianeta per essere progettato, prodotto, commercializzato, usato e smaltito.

La Carta d’Identità sociale dovrà invece considerare altri fattori impattanti sulla società come ad esempio, il numero di occupati impiegati per sviluppare quel determinato bene/servizio e questo potrebbe essere una risposta al problema della disoccupazione tecnologica, altro tema emerso durante il convegno. In altre parole, se per produrre lo stesso bene una azienda impiega 10 operai e 1 macchina, mentre l’altra 10 macchine e 1 operaio, il prodotto della seconda azienda ha un “costo sociale” maggiore quindi una tassazione maggiore rispetto al prodotto realizzato dalla prima.

Come sottolineato diverse volte dalla quasi totalità dei relatori, il sistema impositivo non deve perdere la sua caratterista progressiva, anzi la dovrebbe potenziare. Per questo motivo, il passaggio della tassazione dal Reddito al Consumo non sarà totale perché verrebbe meno il principio costituzionale secondo il quale la contribuzione deve dipendere dalla “capacità contributiva” cioè, banalmente, “chi più ha, più paga”.
Si potrà istituire una così detta “NO TAX AREA” per i redditi base e iniziare a tassare in modo progressivo i redditi alti dei “pochi” che, come già ora avviene, guadagneranno decine di volte la maggioranza della popolazione.

Questo è uno spunto da cui partire per un possibile Programma Fiscale del M5S auspicando, come Beppe Grillo, nella realizzazione della visione del mondo che sarà e che vorremmo.

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