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MPS: PORTIAMO IL CASO IN PARLAMENTO

In questi giorni si sono susseguite notizie contrastanti sul futuro di MPS che sono culminate con il -16% in borsa della giornata di ieri.
C’è chi parla di Piano Straordinario, di Strategia Innovativa, ma dove sono vissuti negli ultimi anni?
Di straordinario e innovativo non c’è nulla!
Di non-ordinario ci solo i numeri: 47 mld di crediti lordi totalmente o parzialmente inesigibili e una nuova richiesta di aumento di capitale di 5 mld.
Tutto il resto è acqua calda. E proprio per questo siamo convinti che anche questa volta NON si porrà nessun rimedio definitivo all’agognante vicenda di MPS.

Per risolvere la questione è passata la proposta di JP Morgan che consta in due passaggi fondamentali:
1) cessione delle sofferenze al 33% del valore nominale (decisamente fuori mercato!) ad una società che si occupa di cartolarizzarle, ossia di trasformarle in pacchetti finanziari da piazzare sul mercato dove le società di recupero pagheranno per acquisirle. Ovviamente maggiore è il prezzo di svalutazione, minore è il prezzo di vendita e quindi maggiore è il guadagno per gli squali dei crediti. (vedi nota 1)

2) Pertanto liberato il bilancio da crediti cattivi, servirà un mastodontico aumento di capitale di 5 mld indispensabile per ripianare il buco dell’aumento delle coperture di sofferenze (fino al 67%) e di incagli (40%) e per ripristinare i parametri patrimoniali di Basilea e BCE.
Questo significa andare sul mercato e chiedere agli attuali azionisti di buttarci dentro altri soldi, cosa molto improbabile, oppure rivolgersi a nuovi investitori nella speranza che questi siano quel Pool di Banche che hanno sottoscritto questo famigerato piano di salvataggio. (vedi nota 2)

Con questo nuovo aumento salirebbero a 20 i mld che sono stati “buttati dentro” in MPS.. Tutti si chiedono: sarà la volta buona? Ma soprattutto qualcuno spieghi ai cittadini italiani cosa c’è di nuovo, innovativo o straordinario in questo piano, dato che da che mondo è mondo, le banche in difficoltà effettuano sempre le stesse due operazioni: svalutazione e cessione dei crediti in sofferenza, più aumento di capitale per ristabilire i parametri patrimoniali.

Ora il pool di banche grazie ad un accordo di “pre-underwriting”, ovvero senza alcun contratto scritto ma una semplice promessa a sottoscriverne uno successivamente e alle loro condizioni, promettono al Governo italiano e soprattutto al Mercato che MPS sarà salvata.
Il Ministero delle Finanze, il Governo e la Banca d’Italia fingono di stare a guardare: “operazione privata” dicono, convinti di guadagnare consenso da quella parte di popolazione che non vede di buon occhio un intervento pubblico nella terza più importante banca del paese, nonché nella più vecchia banca del mondo.
Ma un intervento pubblico era ed è doveroso, se non altro per fare emergere quali sono le responsabilità politiche e quali le responsabilità personali della gestione del Monte dei Paschi strettamente condizionate dalle nomine dei partiti locali (il PD in prima linea).

Queste sono le prime domande che ogni cittadino italiano dovrebbe porre a questo Governo, il quale non può limitarsi a scaricare la colpa sui suoi predecessori. Lasciare l’intera operazione in mano ai privati di fatto renderà più difficile dare risposte a queste domande. Quindi è lecito pensare che l’operazione “privata” altro non è che una copertura per evitare di andare a scoperchiare i vasi di pandora del Partito Democratico.

Si fa solo un gran parlare di numeri e miliardi che servirebbero per salvare la banca, ma nessuno ancora pone l’attenzione sulle responsabilità di ciò che stato fatto, ne tanto meno sulla qualità di quei 47 mld di euro di crediti cattivi.
Solo con una supervisione pubblica e quindi un ruolo diretto nell’operazione da parte del Ministero delle Finanze potremo capire come sono stati erogati quei crediti, a quali condizioni e soprattutto a chi.

Una volta aperta la scatoletta-MPS, si potrebbe procedere ad azioni specifiche e su misura su ogni singola posizione, ad esempio: hai fatto il furbo chiedendo prestiti che sapevi che non avresti mai potuto rimborsare e lo hai fatto perché godevi di “copertura politica”? Bene, paghi! paghi tutto, dal primo all’ultimo centesimo, tu e chi ha concesso quel credito!
Se siamo invece di fronte ad un artigiano in ritardo con delle rate da pagare, ad esempio, a causa della crisi economica allora si procederà ad un piano di rientro ad hoc evitando di andare a vessare ulteriormente il debitore. E così via.
Questa operazione potrà essere fatta se e solo se i crediti non vengono ceduti all’esterno come invece prevede il piano approvato da MPS, ma solo attraverso un piano di gestione interna con la supervisione del MEF e del Parlamento attraverso una Commissione di Inchiesta.

Cosa dire sulla capofila JP Morgan?
E’ sempre JP Morgan!!
Quella che nel 2008 garantiva a MPS l’aumento di capitale di 5 mld servito per finanziare l’acquisizione di Antonveneta (comprata al triplo del suo valore). A quel tempo il direttore generale del Tesoro era un certo Vittorio Grilli, oggi capo della divisione Corporate and Investment Banking per Europa, Medio Oriente e Africa di JP Morgan. Continuano a definirla “privata” ma nel frattempo il Premier Renzi incontra a cena l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon…
[ironia ON] Sicuramente non parleranno di MPS… [ironia OFF]

In questo momento, due società private, Quaestio e Fonspa, stanno procedendo alla “due diligence” dei 27,6 mld di sofferenze lorde, cioè gli stessi soggetti che da questa operazione, direttamente o indirettamente, faranno utili interessanti, sono incaricate di valutare la qualità dei crediti da immettere sul mercato. Per rispolverare la memoria, Fonspa è la stessa società che aveva acquistato 300 mln di crediti deteriorati da Banca Etruria solo 5 giorni prima che venisse dichiarata fallita dal Governo (22 novembre 2015) e Fonspa ha tra i suoi manager Bini Smaghi, ex BCE e attualmente presidente di Société Générale.
Casualmente, Société Générale è la stessa banca scelta da Bankitalia come advisor per la vendita delle 4 nuove banche nate dalle spoglie delle banche dichiarate fallite, vendita che ad oggi ancora non si concretizzata dato che hanno offerto una cifra ridicola di 600 mln per tutte e 4 le banche!
E sempre casualmente Société Générale farà parte del team di banche impegnate nella generosa e altruistica operazione di salvataggio di MPS.

Sempre sulla cessione delle sofferenze al valore del 33% è doveroso precisare che la cessione delle sofferenze di Carife, Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti, in base al principio del cosiddetto “immediato realizzo”, fu effettuata al 17,6% del valore nominale.
Ora qualcuno dovrà pur spiegare perché il mercato solo 8 mesi fa imponeva una svalutazione folle al 18% mentre oggi il mercato si accontenta del 33%? Come è cambiato il mercato in 8 mesi per giustificare un tale divario di “valutazione”?
Ma non solo, in seguito alle verifiche effettuate dai consulenti indipendenti della Banca d’Italia il valore di cessione delle sofferenze delle 4 Banche fu “ridefinito” al 22,4%. Trattasi di circa 500 milioni di euro in più che se fossero stati presi in considerazione avrebbero determinato un minor danno ai risparmiatori attraverso una minore riduzione del valore nominale delle “obbligazioni subordinate” detenute dai risparmiatori!
Da 22 a 33% c’è ancora una bella differenza ma a rincarare al dose c’è il fatto che da approfondite analisi dei bilanci societari delle 4 Banche e di MPS emerge che in media, le 4 banche espongono sofferenze con garanzia ipotecaria (=garanzia CERTA) in misura pari al 56,50% delle sofferenze complessive, contro il 44 % di MPS (dati al 31/12/2015). In altre parole, i crediti delle 4 Banche erano molto più coperti rispetto a quelli di MPS.

Siamo quindi giunti al nocciolo della questione: o si riconosce un’eccessiva ed errata sottovalutazione delle sofferenze delle quattro banche, con tutto ciò che ne consegue; o, in alternativa, si riconosce una voluta sopravvalutazione delle sofferenze di MPS al fine di scongiurare a tutti i costi l’avvio della procedura di risoluzione, esponendo però a grossi rischi i soggetti chiamati ad intervenire nell’acquisto delle obbligazioni, tra cui gli attuali azionisti (tranche junior) ed enti di natura previdenziale attraverso il Fondo Atlante (tranche mezzanine).

Oggi chiederemo questo al ministro Padoan e porremo molte altre domande su MPS, durante il question time in aula, quello in commissione e durante l’informativa in aula richiesta proprio sulle vicende che riguardano la Banca senese.
Giusto per mandarli in vacanza sereni.

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nota 1:

La strategia sembra essere leggermente più complessa. Le tranche più rischiose (“junior”) per un valore di 1,6 mld dovrebbero rimane in casa e assegnate agli attuali soci, le “mezzanine” verrebbero acquisite dal Fondo Atlante per un valore di 1,6 mld in cambio del 7% di del capitale sotto forma di “warrant”, mentre per le meno rischiose le “senior” (6 mld) andrebbero sul mercato con una garanzia gentilmente offerta da JPMorgan&Co. in attesa delle garanzie statali, le famose GACS.

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nota 2:

Nel pool di “Banche Coraggiose” che salveranno MPS si annoverano: JP Morgan, Mediobanca, Santander, Merrill Lynch, Citigroup, Credite Suisse, Deutsche Bank, Goldmann Sachs, Commerzbank, Société Générale, Barclays e Hsbc insomma la creme de la creme dell’alta finanza mondiale, la stessa che non è stata in grado di prevedere gli effetti della bolla immobiliare americana scoppiata poi nella più grande crisi finanziaria di sempre.

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QT in commissione: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/09163&ramo=CAMERA&leg=17

QT in aula: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=3/02453&ramo=CAMERA&leg=17

commissione di inchiesta mps regione toscana:
http://www.beppegrillo.it/2016/07/commissione_dinchiesta_mps_40_miliardi_polverizzati_pd_responsabile_politico.html

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