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PROCURATORE RAIMONDI: BRESCIA TERRA DEI FUOCHI

Leggete queste dichiarazioni del procuratore di Brescia Sandro Raimondi durante l’audizione in commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che lo scorso 13 settembre:
“Abbiamo capito che c’è stata proprio un’inversione di rotta, nel senso che dal sud al nord viene effettuata questa attività di illecito trattamento e di illecito commercio, che ha fatto divenire Brescia e le zone limitrofe, a mio modo di vedere, una nuova Terra dei fuochi.”
Brescia è la Nuova Terra dei Fuochi, la “terra dei veleni” come l’abbiamo chiamata nella proposta di legge nella quale chiediamo una moratoria per impedire l’autorizzazione di nuove discariche e di impianti che prevedono emissioni in acqua o aria in provincia di Brescia.

Nei giorni che seguirono l’audizione, non vennero riprese queste dichiarazioni del procuratore; però venne dato ampio spazio alle dichiarazioni del PD secondo cui tutti gli allarmi ambientali lanciati su Brescia sarebbero stati infondati e dall’audizione sarebbe emerso un elogio allo Sblocca Italia. Assurdo!

E non finisce qui.
Il Procuratore racconta esplicitamente di intermediazioni per consentire l’acquisto da parte di A2A di una società pubblica (ARAL) per le quali sarebbe stata regalata una FIAT dal valore di 30.000 € al coniuge del presidente di una provincia del nord:
“I rapporti con la pubblica amministrazione sono abbastanza inquietanti, nel senso che alcuni amministratori si rivelano vicini a questi signori.
Noi abbiamo contestato nel nostro procedimento, che vede il NOE come parte attiva delle indagini, il reato di TRAFFICO DI INFLUENZE”

Ora ci si chiede se A2A abbia utilizzato queste influenze anche nell’operazione LGH, per la quale si è già espressa negativamente si ANAC che AGCM. Come sostenuto dal procuratore, auspichiamo che per le società colpevoli di questi reati venga imposta l’INTERDIZIONE dall’esercizio dell’attività e dalla possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione in base ai contenuti del decreto legislativo n. 231 del 2001.

Molte imprese che trattano rifiuti ormai hanno instaurato attività in stile MAFIOSO autogestito, senza pagare il pizzo:
“l’aspetto qualificante di molte imprese operanti nel settore è quello per cui, ormai, si può fare a meno per certi aspetti di rivolgersi obbligatoriamente a criminalità organizzate di stampo ’ndranghetistico e camorristico, pur presenti nel distretto di Brescia. È diventato un modo callido e «intelligente» di fare impresa da parte di alcuni operatori del settore. Io lo definisco (non solo io, ma anche, ad esempio, il consigliere Roberto Pennisi della direzione nazionale antimafia, con il quale abbiamo collaborato, in numerose indagini del procuratore nazionale proprio sulla scorta della gravità del FENOMENO BRESCIANO) un reato di impresa, dove l’imprenditore del nord ha imparato come fare da solo, in modo autarchico. Se mi consentite una battuta, ha imparato a far ciò senza rivolgersi a esterni, ma mettendo in essere una serie di attività in proprio per la gestione dell’illecito trattamento.”

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