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A Brescia spandimenti di reflui zootecnici senza controllo.

Il servizio di Report di lunedì 13 Aprile scorso pone all’attenzione dell’opinione pubblica due questioni ben distinte.

La prima è la correlazione fra particolato fine (PM10) e capacità di diffusione del virus COVID-19, ipotizzando che laddove sia maggiore la presenza di PM10 nell’aria, maggiore sia la capacità di diffusione e quindi di contagio del coronavirus;

La seconda è l’effetto degli allevamenti intensivi sull’inquinamento atmosferico, addirittura paragonabile al trasporto merci su gomma, al riscaldamento civile con biomassa e al settore industriale. Mentre per la prima questione tutto, o quasi, è ancora da dimostrare, per la seconda vi sono solo certezze.

E’ ampiamente dimostrato che le deiezioni animali e i liquami sparsi sui terreni agricoli, soprattutto in modo inappropriato come denunciato nel servizio di Report, favoriscano la produzione di PM10 (o PM2,5).

Queste particelle microscopiche (Particulate Matter) si formano in atmosfera in fasi successive attraverso processi chimico-fisici e non sono immesse direttamente come ad esempio avviene durante la combustione della legna. Si definisce appunto particolato secondario e può costituire anche il 40% di tutte le PM10 presenti nell’aria che respiriamo (secondo ARPA Emilia Romagna addirittura il 70%!!).

Uno degli elementi che favorisce la formazione di particolato secondario è l’azoto presente nelle deiezioni animali in grande quantità. Quando questo entra a contatto con l’aria si libera ammoniaca che evapora e fior fiore di ricerche scientifiche hanno dimostrato che proprio l’ammoniaca è uno dei precursori ovvero la base di partenza per la formazione del particolato secondario.

Dall’analisi dei dati di ARPA Lombardia, si calcola che l’88% di tutta l’ammoniaca immessa in atmosfera in Lombardia deriva da allevamenti e gestione dei reflui bovini e suini.

https://www.arpalombardia.it/Pages/QUALITA%E2%80%99-DELL%E2%80%99ARIA,-UN-PRIMO-BILANCIO-DEL-2019-.aspx 

Da questi numeri si evince che circa il 35% delle PM10 presenti in atmosfera in Lombardia derivano dagli allevamenti intensivi. Negare questo è come voler negare che il cambiamento climatico sia soprattutto opera delle attività umane. E’ puro negazionismo e sentirlo sostenere dalle associazioni di categoria e assessori regionali è qualcosa di estremamente grave. Addirittura il Piano Regionale di Interventi per la Qualità dell’Aria (PRIA) prevede misure per ridurre del 25% la produzione di ammoniaca dal settore agricolo, per cui tutti in Regione e le associazioni di categoria conoscono bene il problema, ma continuano a negarlo.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/istituzione/direzioni-generali/direzione-generale-ambiente-e-clima/piano-regionale-interventi-qualita-aria-pria

Altro aspetto inquinante degli allevamenti intensivi è l’accumulo di azoto nel terreno, che poi finisce in falda e nei fiumi. Un breve esempio riguarda il bacino dell’Oglio sublacuale, cioè la parte del fiume che esce dal lago d’Iseo e attraversa le campagne bresciane, bergamasche, cremonesi e mantovane per sfociare nel Po.

In tutta questa zona è stato misurato da ARPA Lombardia la quantità di azoto totale apportato nei terreni (con fertilizzanti organici e di sintesi o azoto fissazione biologica) e le rimozioni (quanto viene assimilato dalle colture o quanto viene perso in atmosfera): il risultato è un eccesso di azoto per 24.000 tonnellate all’anno, e la voce dominante negli apporti è data dai reflui zootecnici. Quindi ogni anno 24.000 tonnellate di azoto si accumulano e finiscono in falda e  nei fiumi alterandone l’ecosistema.

Gli allevamenti intensivi dunque sono inquinanti, così come lo è un camion diesel, una stufa a legna, un inceneritore o una fonderia. Ogni attività umana del resto ha il suo impatto sull’ambiente e sulla salute umana, soprattutto se praticata su larghissima scala, come accade con gli allevamenti intensivi nella nostra provincia; di certo non possiamo azzerare gli impatti delle attività, ma li possiamo controllare e limitare. Partendo da queste premesse possiamo tutti convenire sul fatto che la nocività degli allevamenti intensivi è inversamente proporzionale all’efficacia dei controlli. Anche se perfettibili non mancano norme o sanzioni. Quello che manca è chi faccia rispettare queste norme e chi applichi sanzioni ai trasgressori

La puntata di Report pone l’attenzione proprio su questo aspetto quando viene intervistato il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini, titolare di una azienda zootecnica con oltre 800 vacche da latte.

Infatti gli viene mostrato un verbale di notifica di una sanzione da lui ricevuta, redatto da parte delle Guardie Ecologiche Volontarie della Provincia di Brescia, datato 8 gennaio 2016, in cui viene comminata una sanzione amministrativa di 1.000 euro per non aver rispettato il periodo di divieto invernale di spandimento dei reflui zootecnici. Il Presidente di Coldiretti all’inizio afferma di non aver mai ricevuto multe dalle GEV, poi successivamente afferma:

  1. di non aver mai pagato la multa;  affermazione grave perché significa che lui commette un altro illecito (la multa è del 2016…) e l’ente impositore (Regione Lombardia) che dovrebbe pretendere il pagamento della sanzione non la esige venendo meno alla sua funzione;
  2. che non gli è mai stata contestata, come se la pratica fosse morta lì una volta che il verbale delle GEV fosse giunto in Regione Lombardia. In realtà, in base alle notizie raccolte dal giornalista di Report, la contestazione è avvenuta immediatamente, con la consegna del verbale nelle mani dello stesso Prandini, il quale avrebbe addirittura sottoscritto la relata di notifica.

Su questa vicenda sto provvedendo con accessi agli atti affinché sia fatta chiarezza.

Ma il tema dei controlli è come ho già detto fondamentale. Quando Ettore Prandini veniva sanzionato era il 2016, anno in cui le Guardie Ecologiche Volontarie della Provincia di Brescia erano pienamente attive.

Infatti da un mio accesso atti dell’ottobre dello scorso anno abbiamo verificato che negli anni passati il lavoro delle GEV bresciane portava risultati in termini di accertamenti e controlli proprio in materia di spandimenti illeciti. Ad esempio fra il 2016 e il marzo 2019 le guardie ecologiche hanno redatto 108 verbali di illeciti per la Direttiva Nitrati, che comprende appunto gli spandimenti illeciti.

https://www.facebook.com/DinoAlbertiM5S/photos/a.399693503502760/1480464712092295/?type=3&theater

Si tenga presente che le Guardie Ecologiche Volontarie da anni sono il solo corpo (esclusi i controlli di routine della regione) che nella nostra provincia verifica la corretta applicazione della Direttiva Nitrati nei campi, ossia controlla lo spandimento dei reflui zootecnici, e questo è testimoniato da nostri accessi agli atti.

Da marzo 2019 però qualcosa si blocca. Da quella data a ottobre 2019 nessun verbale redatto, e la situazione si protrae fino ad ora. Cosa è successo?

E’ accaduto che da marzo 2019 subentra al coordinamento delle Guardie Ecologiche Volontarie il commissario Fabio Peluso nominato con decreto del Presidente della Provincia Samuele Alghisi, dopo che lo stesso commissario, nel corso di una riunione alla quale era presente lo stesso Alghisi, aveva fatto chiaramente comprendere che cosa ne pensasse delle GEV. Quella di seguito è la trascrizione letterale dell’intervento del Commissario Peluso mentre interloquiva con all’allora consigliere provinciale Peli:

ASCOLTI CONSIGLIERE. IO DICO UNA COSA, CIOÈ IO NON CAPISCO QUESTA DIVISIONE DEI COMPITI DA ASSEGNARE AI VOLONTARI O MENO PERCHE’ SECONDO ME L’ELEMENTO DIRIMENTE SONO PROPRIO LE COMPETENZE – I VOLONTARI SOSTANZIALMENTE NON POSSONO FARE QUASI NIENTE E QUELLO CHE FANNO, LO DICO PER ESPERIENZA, E’ TUTTO SBAGLIATO – IL VOLONTARIO NON PUÒ’ FARE NULLA, IL COMPITO DEL VOLONTARIO E’ FARE, USO UN TERMINE BRUTTO, “LA SPIA” – HO DETTO LA SPIA, FARE SEGNALAZIONE, DIRE IN QUEL POSTO C’È QUELLA CRITICITÀ, PERCHÉ SE QUELLA CRITICITÀ NOI LA IPOTIZZIAMO COME VIOLAZIONE DI CARATTERE PENALE, LUI, LA GUARDIA NON PUÒ FARE NULLA – ANCORA NON PUÒ’ RACCOGLIERE NOTIZIE PERCHÉ’ LA RACCOLTA DI UNA NOTIZIA DI REATO SPETTA ALLA P.G. – BASTA NON SI PUÒ’ ANDARE OLTRE, TUTTO QUELLO CHE FANNO E’ UN ABUSO – GUARDI, PER LA MIA ESPERIENZA. COME LEI BEN SA IO LAVORO IN PROCURA, SONO DISTACCATO IN PROCURA. QUASI TUTTI I PROCEDIMENTI DELLE GEV CHE SONO STATI GENERATI DA LORO SONO STATI ARCHIVIATI PERCHE’ MANCA L’ELEMENTO DI PROCEDIBILITA’”.

Questo è ciò che pensava e probabilmente pensa tuttora il Commissario Peluso del Corpo volontario delle Guardie Ecologiche della Provincia di Brescia. E visto il suo disprezzo ne è stato pure nominato coordinatore! E’ chiaro che quelle affermazioni sono anche tecnicamente errate come avrete modo di capire nel proseguo della lettura.

Da allora l’attività delle GEV si azzera, soprattutto in materia di spandimento illecito di reflui zootecnici da parte degli allevatori. Non solo, la nuova gestione porta a malumori all’interno del corpo delle Guardie, che culmina con la protesta di un terzo di esse nell’agosto scorso che volontariamente si astengono dal servizio, una sorta di “sciopero”. 

Cosa sia successo dal marzo dell’anno scorso in poi è facile scoprirlo: il nuovo coordinatore delle GEV comincia a mandare una serie di email nelle quali impone nuove e drastiche direttive operative senza però averne alcun diritto e in totale contrasto con la normativa regionale.

Infatti il Corpo volontario delle GEV è istituito da una legge regionale, che per altro in questi giorni il Consiglio Regionale su proposta della Giunta si sta apprestando a modificare, la numero 9 del 28 febbraio 2005 “Nuova disciplina del servizio volontario di vigilanza ecologica” e dal decreto del Presidente della Giunta Regionale  regionale numero 3832 del 21 Aprile 2009. Questi due atti definiscono compiti e funzioni del coordinatore e dei volontari lasciando buona discrezionalità di intervento ai singoli enti organizzatori nella gestione organizzativa del corpo. L’ente organizzatore per il territorio della provincia di Brescia è la Provincia stessa. Inoltre con l’atto dirigenziale 1311/18 l’allora coordinatore delle GEV Carlo Caromani specificava le competenze di accertamento amministrativo del corpo, riprendendo il decreto del 2009 e dettagliando in modo chiaro anche i reati in materia ambientale, tra i quali rientrano quelli relativi ai rifiuti che comprendono gli spandimenti e sversamenti illegali di reflui zootecnici. Grazie a questi atti le GEV bresciane hanno avuto pieno diritto ad effettuare i loro controlli sugli allevatori.

L’atto dirigenziale 1311 del 2018 è stato reso necessario per zittire le associazioni di agricoltori che contestavano la legittimità degli accertamenti amministrativi e relative sanzioni comminate dalle guardie ecologiche volontarie bresciane. Quella fu solo una delle tante occasioni, perse, in cui si è tentato di mettere a tacere un corpo di controllo e vigilanza scomodo.

Il Commissario Peluso appena insediato impone invece alle GEV il divieto assoluto di accertare illeciti commessi dagli allevatori pretendendo di riscrivere atti amministrativi e regolamenti provinciali, come il citato atto dirigenziale 1311/18 nonché gli stessi decreti regionali attraverso l’invio di semplici e-mail ai volontari delle guardie ecologiche bresciane. Addirittura il 30 Giugno 2019 impone un nuovo regolamento che toglie qualsiasi autonomia ai volontari e che pretende di sostituire il “Regolamento per il funzionamento del servizio volontario di vigilanza ecologica” approvato dalla Giunta provinciale di Brescia nel 1986.

Il commissario delle GEV Peluso a mio avviso non aveva nemmeno l’autorità di poter emettere un regolamento sostitutivo o modificativo di quello approvato dal consiglio provinciale in quanto non è un funzionario a tutti gli effetti ed è quindi privo dei requisiti per operare in quel senso.

Vi è poi da aggiungere che, come si legge nella risposta della Giunta Regionale ad una nostra interrogazione, le GEV si configurano come “guardie particolari giurate”, e quindi “...gli eventuali regolamenti relativi al funzionamento e all’organizzazione del servizio devono essere sottoposti all’approvazione del Questore competente per territorio, in virtù di quanto stabilito dall’art. 2 del R.d.l. n. 1952/1935 convertito con legge 19 marzo 1936, n. 508 “Conversione in legge del Regio Decreto-Legge 26 settembre 1935 – XIII, n. 1952, concernente la disciplina del servizio delle guardie particolari giurate”. E siamo decisamente convinti che le “e-mail” di Peluso non siano nemmeno state trasmesse in copia alla Questura!

Inoltre con l’era Paluso iniziano alcuni disservizi all’interno del corpo delle GEV, come ad esempio la mancanza di tesserini personali e distintivi sostitutivi in caso di smarrimento o danneggiamento, necessari per svolgere il proprio compito, soprattutto in caso di smarrimento o danneggiamento. E’ sorta una diatriba su chi dovesse essere competente a rifornire i volontari di questi oggetti, e la Regione Lombardia, rispondendo ad una nostra interrogazione in merito, ci ha detto chiaramente che è compito dei responsabili del servizio (quindi il commissario Peluso) fare richiesta a Regione dei tesserini personali e dispositivi per poi distribuirli ai volontari, aggiungendo come non ci fossero richieste inevase. Pertanto il responsabile della carenza era evidentemente solo il commissario Peluso.

Da marzo 2019 quindi inizia ad opera di Peluso una strategia mirata ad impedire alle GEV di fare il loro lavoro, sia intimando ripercussioni amministrative verso quelle guardie che nonostante tutto volevano continuare a vigilare sugli spandimenti illeciti, sia complicando in maniera ingiustificata le procedure per l’emissione di ordini di servizio

Gli ordini di servizio sono di fatto l’autorizzazione a procedere che il coordinatore rilascia ad ogni singola guardia dove si indica la data e il luogo in cui la guardia opera. Quando Peluso impone che l’ordine di servizio debba essere emesso almeno il venerdì mattina della settimana antecedente il giorno dell’entrata in servizio è chiara l’intenzione: impedire al controllore di essere presente sul luogo dell’illecito nel momento giusto ovvero quando l’illecito viene commesso. Le GEV nell’era Peluso si sono trasformate in semplici “segnalatori” di sacchetti della spazzatura gettati in campi o lungo i fossi della pianura bresciana; ma per questo bastano i semplici cittadini che con uno smartphone possono documentare e segnalare l’abbandono di rifiuti al proprio comune senza dover fare giuramento di fronte al Prefetto!

Le GEV grazie a Peluso sono state abolite senza doverle abolire formalmente. Intimidazioni, procedimenti farraginosi e burocratici hanno di fatto azzerato una funzione fondamentale per la salute del nostro territorio e dei cittadini bresciani. E i trasgressori festeggiano. Quando il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini dice nell’intervista a Report che come allevatori sono “perseguitati” quando devono maneggiare gli effluenti nei campi, dice una castroneria, perché di fatto oggi in provincia di Brescia sono liberi di fare qualsiasi cosa, come vogliono e quando vogliono.

Di tutta questa situazione già nell’ottobre scorso ne ho parlato con il Vice-Presidente della Provincia di Brescia Guido Galperti, sottolineando la gravità della situazione delle GEV e la totale mancanza di controlli nelle nostre campagne, con continue segnalazioni di rogge contaminate da reflui zootecnici. Nel corso del colloquio gli avevo messo in evidenza la necessità di un cambio di rotta del commissario Peluso, perchè la situazione non poteva andare avanti così e la Provincia di Brescia non poteva permetterselo.

Siamo ad aprile 2020, e per ora la situazione non è mutata.

Continuo a rivolgermi alla Provincia di Brescia, deve fare qualcosa e al più presto per risolvere la situazione all’interno delle GEV bresciane! Non possiamo perdere una tale forza importante e competente nel controllo dell’attività del nostro territorio, perché questo ha anche grandi ripercussioni sull’inquinamento atmosferico e sulla concentrazione di PM10 nell’aria che respiriamo.

link documentazione servizio Report:

https://www.rai.it/dl/doc/1586801400477_siamo_nella_ca_report.pdf

link servizio Report:

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-costo-della-carne-ef3fe4d1-a79e-4932-88a0-a2d19a4b4c17.html

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