Home » Attività parlamentare » ABOLIZIONE EQUITALIA? SOLO PROPAGANDA

ABOLIZIONE EQUITALIA? SOLO PROPAGANDA

L’abolizione renziana di Equitalia è al tempo stesso:
falsa, una marchetta elettorale e un mega condono ai soliti amici evasori.

Vediamo perché, tenendo bene a mente che il M5S aveva proposto già due anni e mezzo fa la vera abolizione di Equitalia (https://goo.gl/03Pi9l) e successivamente una integrazione con una seconda proposta di legge in materia di riscossione (https://goo.gl/HpL8WA). Nella discussione sulla prima proposta il PD si scagliò contro il M5S definendola “demagogica” e “populista”, insomma eravamo solo a caccia di voti… per quale tornata elettorale non si sa, ma per i puristi democratici, il M5S è sempre a caccia di voti…
Bene, se noi siamo stati “populisti”, Renzi con questo decreto è andato oltre! Talmente oltre che ha reinventato il concetto di populismo.

Punto uno. La norma non riforma nulla, non abolisce nulla, non cambia nulla se non il nome dell’ente. Da “Equitalia” a “Agenzia delle Entrate-Riscossione” (per semplicità ADE-R). Cambia la forma giuridica, da Società per Azioni a Ente economico pubblico. Il proprietario è sempre lo Stato, prima lo era attraverso Agenzia delle Entrate (ADE) e INPS e ora unicamente attraverso l’ADE. Tutto il resto resta uguale!

Punto due. Nella norma che a parole abolisce l’ente di riscossione Equitalia Spa, non affronta mai in nessun comma la materia della riscossione! Assurdo, ma Renzi riesce a scrivere un’intera norma sulla riscossione senza parlare mai di riscossione.

Nel 2014, nel tentativo di screditare e gettare fango sulla nostra pdl, il deputato PD Marco Causi, in un suo intervento (https://goo.gl/QndE3B), dopo aver definito “demagogica” l’abolizione di Equitalia, affermava che l’ente “nasce nel 2005 dalla pubblicizzazione di un’attività in precedenza svolta dagli istituti di credito, con criteri quindi privatistici”. Vero, peccato che Equitalia ha continuato ad esercitare l’attività della riscossione con i medesimi Criteri Privatistici e peccato che il nuovo ente ADE-R continuerà ad operare con gli stessi criteri privatistici del suo predecessore. Cambiare tutto per non cambiare nulla!

Il Decreto legge appena emanato scioglie la società Equitalia a partire dal primo luglio 2017 e trasferisce all’Agenzia delle Entrate le funzioni di riscossione. Va ricordato che già oggi ADE è titolare della potestà di riscossione, che esercita tramite la stessa Equitalia.
Il nuovo ente sarà sotto la dipendenza del MEF e sotto il “monitoraggio” dell’ADE nonché presieduto dal direttore dell’Ade.

Questo passaggio è importante, perché di fatto il nuovo soggetto sarà una costola dell’Agenzie delle Entrate. E fin qui nulla in contrario, se non fosse che il solito Causi nel 2014 scriveva, sempre a proposito della nostra pdl: “La proposta dei 5Stelle è di “internalizzare” le funzioni della riscossione coattiva all’interno dell’Agenzia delle entrate. Si tratta di un’idea pericolosa, che riduce le garanzie per i cittadini e che rischia di creare un grande caos organizzativo.”

Bene, se il M5S propone di riunire le due funzioni, accertamento e riscossione, sotto un unico ente, si tratta di “idea pericolosa” mentre se lo fa Renzi, in modo improvvisato e maldestro (il nuovo ente ADE-R sarà infatti un ibrido a metà strada tra la vecchia Spa e l’Agenzia), Causi non ha nulla da dire?!?

Ma perché è giusto riunire sotto un unico ente queste due funzioni importanti? E’ fondamentale perché il soggetto riscossore (Equitalia ora, ADE-R poi) riscuote e riscuoterà le cartelle esattoriali solo ed unicamente per conto dell’ente accertatore (ADE): il suo unico vincolo è verso tale ente e non verso il cittadino-contribuente.

Ad Equitalia non interessa sapere se il contribuente riesce o no a pagare le cartelle perché il suo obiettivo è solo garantire un determinato budget imposto da un altro soggetto (ADE) che in questo modo cessa ogni suo rapporto con il cittadino. Eliminando un intermediario, il cittadino-contribuente si interfaccia direttamente con lo Stato e di fronte ad esso potrà far valere le proprie ragioni e non di fronte ad un ente il cui unico compito è “incassare”.

Inoltre l’internalizzazione della riscossione consentirebbe anche uno snellimento e una semplificazione delle procedure di riscossione ed in particolare l’anticipazione delle misure in materia di dilazione del debito (pagamento a rate) già alle prime fasi dell’accertamento e verifiche.

E ancora, secondo Causi sarebbe “un’idea pericolosa” unire in un unico ufficio le due funzioni perché in caso di contenzioso, l’unico soggetto deputato a dirimere le controversie sarebbe un magistrato ordinario, ma, sostiene il PD, “una scelta così radicale di cambiamento del modello, riversata improvvisamente sul nostro sistema giudiziario, già in difficoltà, creerebbe ulteriori danni alla nostra giustizia civile.”
in altre parole: se c’è un contenzioso, meglio lasciare che i due contendenti se la sbrighino da soli. Vincerà il più forte. E tra Equitalia e Cittadino chi è il più forte? In una battuta: “lo stato di diritto che se ne va a funghi!”

Tutto cambia per non cambiare nulla.
L’ennesima conferma che questa è una finta riforma è data dalla previsione che gli enti locali potranno, terminato il rapporto con Equitalia, rivolgersi al nuovo ente per la riscossione delle proprie entrate!

Se invece l’ADE si occupasse direttamente della riscossione si assisterebbe ad un maggior gettito attraverso una riscossione più “umana” e meno coattiva. Lo stesso PD attraverso il solito Causi, riconosce il fallimento di Equitalia nella riscossione coattiva dei tributi locali: “Equitalia è andata in crisi soprattutto nel rapporto con i tributi locali, che sono di piccolo ammontare e determinano una relazione con migliaia di enti accertatori”. E qual è la loro soluzione? Cambiare il nome di Equitalia e lasciare tutto com’è! Nulla su l’internalizzazione della riscossione, nessuna idea per accorciare tempi e distanze tra contribuente ed ente impositore. Nulla di nulla!

Ma veniamo al “vero piatto forte” della proposta renziana: la sanatoria di tutte le sanzioni comminate dall’ente accertatore senza la benché minima distinzione tra “contribuenti in buona fede” ed evasori fiscali cronici.

Nella nostra prima proposta di legge sull’abolizione di Equitalia, va ammesso, abbiamo proposto la cancellazione delle sanzioni per le future cartelle esattoriali emesse a partire dall’entrata in vigore della legge. Ma si è trattato di una svista: il M5S si è sempre opposto ad ogni forma di condono soprattutto senza alcuna distinzione tra le condotte illecite a monte, pertanto una proposta di eliminazione delle sanzioni è in contrasto con quanto abbiamo sempre sostenuto.

Tant’è che, giustamente, il buon Causi dichiarava: “il vero piatto forte della proposta 5Stelle è la sanatoria di tutte le sanzioni e interessi da pagare sulle cartelle esattoriali esistenti. Un colpo di spugna che abbuona il 42 per cento di quanto dovuto da parte di chi non ha pagato le tasse ed è stato già scoperto dall’amministrazione finanziaria. Una sanatoria scandalosa che strizza gli occhi agli evasori e ai tanti furbetti delle tasse che esistono in Italia.”

Bene, bravo, bis!!!! Viva Causi!!!!

Peccato che il capo del povero Causi, il presidente del consiglio non eletto da nessuno, abbia appena presentato un decreto legge dove cancella con un colpo di spugna tutte le sanzioni e gli interessi di mora delle cartelle esattoriali emesse tra il 2000 e il 2015.

Facciamo un esempio:
per un’imposta evasa di 1.000 Euro (Irpef, relativa all’anno 2013) le sanzioni per omessa dichiarazione sono pari al 100% dell’imposta evasa quindi: 1.000 Euro. La cartella quindi lievita a 2.000 euro. Se ancora il contribuente non ha pagato, ci saranno gli interessi legali pari a 50 Euro (decorrenti dal 2013), gli Interessi di mora, 150 euro (decorrenti dal 61 giorno successivo alla notifica della cartella di pagamento o comunicazione di avvenuta iscrizione a ruolo) e infine gli aggi di riscossione: 120 Euro + quota su interessi. La cartella finale sarà quindi di 2.300-2.400 euro.

Il condono renziano dice: pagami l’imposta, gli interessi legali e gli aggi di riscossione e siamo a posto. Quindi basterà pagare 1.200-1.300 euro su una cartella di 2400 euro e “siamo a posto”.

Vorremmo capire dove è ora Causi, lo stesso Causi che un paio di anni fa ci accusava di voler aiutare evasori e furbetti!

La proposta del M5S è sempre stata quella di discriminare tra contribuenti in difficoltà ed evasori fiscali cronici. Come? Semplicemente distinguendo chi è realmente intenzionato a sanare la propria posizione nei confronti del fisco da chi invece attua sistematicamente operazioni volte ad eludere ed evadere il fisco sperando di non essere mai beccato con le mani nella marmellata!

Ad esempio, un contribuente che ha sempre dichiarato ma ha commesso errori nella propria dichiarazioni, non può essere trattato alla stregua di chi la dichiarazione non l’ha mai fatta e per di più si trova ad aver sottratto al fisco milioni di euro.

Il condono renziano questa distinzione non la fa, anzi, premia proprio gli evasori assoluti.

Basta guardare ciò che prevede il decreto relativamente ai soggetti che hanno già in corso una rateazione: in tal caso, anziché avvantaggiarli rispetto a chi ha deciso di non pagare, si è deciso di danneggiarli escludendo il rimborso delle sanzioni già pagate nel corso della rateazione. Di contro, chi per anni ha deciso di non provvedere in alcun modo al pagamento avrà accesso al condono tombale con l’abbuono integrale delle sanzioni irrogate.

Che la proposta del PD di “eliminare” Equitalia fosse una mera marchetta elettorale in vista del voto referendario del 4 dicembre è ormai palese e sotto gli occhi di tutti.

Lo è a nostro avviso soprattutto la volontà di non voler toccare minimamente la procedura di riscossione ne in modo retroattivo ne per le future cartelle.

La decisione di eliminare le sanzioni per le cartelle emesse negli ultimi 15 anni ha proprio il carattere del ricatto: mantenere in vita una condizione di disagio nella popolazione per poi sfruttare quel disagio nel momento giusto concedendo ai sudditi un po di libertà in cambio di benevolenza è un tipico atteggiamento da sovrani e despoti degli anni bui del medioevo.

Oggi il despota si chiama Renzi, Presidente del Consiglio non eletto da nessuno, che in cambio di voti concede ai suoi elettori sprazzi di libertà: la libertà di farla franca di fronte al fisco, almeno fino alla prossima tornata elettorale.

Lascia un Commento