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Banca Popolari Bari: i prestiti alla Lega

Banca Popolare di Bari: spuntano i prestiti agli amici della Lega grazie ad un’inchiesta di Vittorio Malagutti pubblicata su L’Espresso.

Salvini e la Lega dovrebbero tacere quando si parla della Banca Popolare di Bari perché nel suo fallimento c’è anche un bel po di Lega, ecco perché.

Questa è una storia che ricorda tante altre già lette e raccontate negli ultimi 4 anni, che avevano come protagonisti istituti come Banca Etruria, Monte dei Paschi o le due Venete.

Ancora una volta una banca e i soldi di migliaia di ignari investitori sono stati usati a fini politici per sostenete iniziative fallimentari di imprenditori vicini e amici di politici.

Se i media cominciassero a parlare anche di questo, invece che correre dietro solo ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza per scovare l’ennesimo e inutile scoop da “Barbara D’urso”, oggi Salvini e la Lega sarebbero solo un triste ricordo.

Volete la storia per intero? Eccola qui.
I vari passi di questa triste vicenda che non sa di Buon Natale e di cui nessuno parla!

La Popolare di Bari, feudo per tre decenni della famiglia Jacobini, è arrivata nei giorni scorsi al capolinea del commissariamento schiacciata da 1,2 miliardi di crediti deteriorati e inesigibili pari, al netto delle rettifiche, al 15 per cento degli attivi.

L’Espresso scopre che la banca degli Jacobini ha finanziato, tra i tanti, la famiglia Monferini, costruttori con base a Varese, guarda caso stessa città dell’allora amministratore delegato Giorgio Papa e del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti.

Le società dei Monferini sono andate in bancarotta nel 2017 con un’esposizione per la Popolare di Bari di circa 10 milioni.
Sarebbe stata una delle tante operazioni andate male se non fosse che il prestito è stato accordato proprio quando al timone dell’istituto c’era Giorgio Papa, un manager molto vicino alla Lega, tanto da approdare nel 2011 alla poltrona di direttore generale di Finlombarda, holding pubblica della regione Lombardia.

Papa lascia Finlombardia (o viene cacciato?) a inizio 2015, per approdare a Bari subito dopo, per sostituire Vincenzo De Bustis, che lo sostituirà a sua volta a gennaio 2019 con l’ok di Bankitalia e con la banca in caduta libera in un baratro finanziario.

“Quattro anni fa, il nuovo amministratore delegato si era portato in dote, tra l’altro, ottimi rapporti con i vertici della Lega, a cominciare dal numero due del partito, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, un altro varesino che ben conosce i Monferini, i costruttori falliti finanziati dalla Popolare Bari.” Così Malagutti su L’Espresso definisce la triade varesina Manfredini-Papa-Giorgetti che ha contribuito a far fallire la banca pugliese.

Nel consiglio di amministrazione della banca pugliese ci passò anche Giulio Sapelli, l’economista proposto da Matteo Salvini per la presidenza del Consiglio dopo le elezioni del 2018. Ci rimase solo 8 mesi e non si sa per quali motivazioni, forse aveva capito che la barca stava affondando e non voleva essere trascinato nell’ennesimo scandalo politico-bancario.

Altra faccenda quella tra il costruttore romano Luca Parnasi e la popolare pugliese.
Parnasi, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria della procura di Roma, è stato arrestato nel giugno del 2018 e gran parte delle sue aziende, da tempo in difficoltà, adesso sono in liquidazione. La crisi finanziaria del gruppo del costruttore risale al 2015 e le banche creditrici, unicredit in testa, cominciarono subito ad esigere il rientro dell’esposizione milionaria.

‼️Il paracadute arriva proprio dalla Popolare di Bari‼️
Jacobini&Papa finanziarono Figepa, holding di Parnasi a cui faceva capo il controllo di Parsitalia, la principale società del gruppo con i conti in rosso profondo. A ottobre del 2015 l’istituto pugliese ha accordato un mutuo da 20 milioni a Figepa, che senza quei soldi rischiava di portare i libri in tribunale.

In cambio la holding di Parnasi acquistò azioni della Popolare di Bari per 5 milioni di euro.
In gergo queste operazioni vengono chiamate “finanziamenti baciati”: la banca presta denaro che viene in parte reinvestito dal debitore in azioni della banca stessa.

E la vigilanza di BKIT?
Non sono emerse “significative evidenze di operazioni baciate”, scrivono in una nota ufficiale diffusa lunedì 16 dicembre scorso dalla Banca d’Italia per riassumere le attività di verifica e controllo svolte negli anni scorsi a Bari. Film tristemente già visto a Ferrara, Chieti, Arezzo, Ancona, Siena, Vicenza e Verona.

Quindi mentre migliaia di piccoli azionisti (70 mila i soci) cercavano senza successo di mettere in vendita i loro titoli simil-spazzatura, il buon Parnasi ne acquistava 5 milioni!
Il valore di quei titoli è ormai zero, ma anche all’istituto non è andata bene perché la Figepa non rimborserà mai il debito maturato dato che ad aprile è stata messa in liquidazione.

Stesso discorso per Ferrara 2007, un’altra società della galassia di Parnasi che a giugno è arrivata a fine corsa con un debito di 30 milioni nei confronti della Popolare di Bari.

‼️Ricapitolando, la Popolare di Bari ha elargito almeno 50 milioni a un imprenditore chiaramente insolvibile e solo ed esclusivamente a fini politici.‼️

Questa volta la Lega è stata beccata con tutte e due le mani dentro il vasetto della marmellata! Sentire Salvini pontificare sulla Popolare di Bari è indecente, vergognoso e ridicolo!

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