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Caccia: sei norme sono incostituzionali

Se il progetto di legge ordinamentale (pdl 118), con gli articoli sulla caccia, non cambierà, appena sarà approvato manderemo al Governo le segnalazioni di incostituzionalità chiedendone l’impugnazione.
Chiederemo inoltre di dare alle guardie venatorie volontarie la qualifica di polizia giudiziaria!

Il Consiglio regionale martedì prossimo è chiamato a votare la prima legge di revisione normativa ordinamentale 2020, che contiene numerose modifiche alla legge regionale sulla caccia, molte delle quali, sono incostituzionali.

Abbiamo già pronto il documento da inviare al Governo che elenca le sei modifiche alla legge regionale sulla caccia che a nostro avviso sono incostituzionali, sperando che lo stesso le impugni al più presto e la Corte Costituzionale le abroghi.

Non credo si sia mai vista una concentrazione di norme incostituzionali in una singola legge, che da un lato testimonia l’incompetenza di chi le fa, dall’altro l’assoluta indifferenza verso la legalità che permea vasta parte del mondo venatorio regionale e dei suoi rappresentanti in Regione il tutto a scapito di chi pratica la caccia nella legalità e con coscienza.

La maggioranza e il consiglio regionale martedì prossimo hanno un’ultima occasione per evitare l’ennesima figuraccia: approvare emendamenti che sopprimano le incostituzionalità o rinviare in commissione l’intero testo per apportare le dovute modifiche.

Le norme incriminate sono sei:

  1. il permesso di utilizzare visori notturni per la caccia al cinghiale, che è considerato mezzo da caccia e vietato dalla legge nazionale 157/1992 che elenca dettagliatamente i mezzi da caccia leciti;
  2. il periodo di caccia agli ungulati e al cinghiale, che a nostro avviso è esteso per un intervallo di tempo oltre i limiti consentiti dalla legge nazionale;
  3. gli indumenti ad alta visibilità per le guardie volontarie venatorie, che di fatto impedisce i controlli verso i bracconieri della avifauna selvatica migratoria e li rende totalmente liberi di commettere tutte le illegalità che vogliono, sicuri di non essere sorpresi dalle guardie, che con quegli indumenti saranno ben visibili a distanza, compromettendo quindi la tutela ambientale oggetto di molte leggi nazionali;
  4. le autorizzazioni da appostamento fisso, che contrasta con numerosi principi del diritto amministrativo e contrasta con la legge nazionale 157/1992 che dispone la temporaneità dell’appostamento fisso;
  5. il prelievo di capi di avifauna selvatica che può essere modificato dalla Regione, in contrasto con l’esclusivo potere statale di determinazione degli standard minimi di tutela della fauna selvatica, che si esplica anche con la fissazione e il controllo delle specie, del numero e del periodo dei capi cacciabili;
  6. la modifica agli ambiti territoriali di caccia che legalizza il nomadismo venatorio violando i principi della densità venatoria e del legame del cacciatore al territorio.

Infine credo che sia l’ora di estendere la qualifica di polizia giudiziaria anche alle guardie venatorie volontarie delle associazioni agricole, venatorie ed ambientaliste. Ora hanno la possibilità di segnalare gli illeciti ma non possono svolgere azioni importanti come il sequestro di armi o di fauna catturata illegalmente o procedere a perquisizioni.

In molti territori queste guardie sono le uniche figure che permettono un certo controllo costante della zona e devono avere tutte le armi e le facoltà per contrastare al meglio il bracconaggio, che ha un fiero alleato nelle forze politiche che governano Regione Lombardia.

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