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Ecobonus e Sismabonus, stop allo sconto in fattura

Come promesso alle associazioni degli artigiani, il governo è intervenuto per correggere la norma che prevedeva lo sconto in fattura per chi usufruisce della cessione dell’ecobonus all’impresa che realizza gli interventi di riqualificazione energetica.

Parliamo del famoso articolo 10 del DL Crescita approvato a primavera ma che da subito aveva visto l’opposizione degli artigiani.
Contrarietà più che motivata dato che la norma favoriva si il cliente finale, grazie allo sconto, ma al tempo stesso sfavoriva la piccola impresa o l’impresa individuale a favore delle grandi imprese strutturate e con elevata capienza fiscale.

Io, come altri portavoce, ci siamo fatti veri e propri “portavoce” di questa istanza verso il Governo e finalmente una soluzione è stata trovata.

Lasciatemi però aggiungere una cosa. La norma, in linea di principio, realizzava un desiderio richiesto da tutto il settore ovvero il potenziamento della riqualificazione energetica degli edifici anche verso quella platea di soggetti che fino ad oggi erano esclusi per mancanza di liquidità, di capienza fiscale o di merito creditizio.

In altre parole, per ristrutturare casa servono tanti quattrini, se pensate che interventi di altissima efficienza possono arrivare a costare anche oltre a 1.000 euro al metro quadro.

L’articolo 10 diceva semplicemente che il cliente poteva cedere la propria detrazione alla ditta esecutrice dei lavori in cambio di uno sconto immediato del 65% sulla fattura. Il limite della norma era la non possibilità di cedere all’infinito questa detrazione. Questa cessione era permessa solo una volta verso i fornitori della ditta esecutrice.

Facciamo un esempio: devo cambiare la caldaia con una pompa di calore per un costo di 15.000 euro. Invece di godere di una detrazione di circa 1.000 euro per dieci anni sul mio 730, cedo questo beneficio alla ditta installatrice ottenendo subito uno sconto in fattura di circa 10.000 euro mentre quest’ultima potrà a sua volta cedere la detrazione alla ditta fornitrice della pompa di calore scontando a sua volta il prezzo della stessa percentuale e recuperando tale sconto in fase di dichiarazione dei redditi in tre tranche annuali.

Il problema sorge quando il fornitore non accetta la cessione o quando fornitore/esecutore non hanno abbastanza capienza fiscale per recuperare lo sconto.
Quest’ultimo caso è tipico delle piccole imprese e delle imprese artigiane, penalizzate anche dal particolare regime IVA a cui sono soggette. Infatti tipicamente acquistano dal fornitore con IVA al 22% ma rivendono al cliente finale con IVA al 10%.
Questo significa essere perennemente a credito con lo Stato e se gli aggiungi anche il recupero del 65% ceduto per riqualificazioni energetiche, significa che questi non se lo vedranno rimborsare mai!

Tutto questo serve per dirvi che la vera soluzione non era l’abolizione dell’Articolo 10, ma la cedibilità infinita del credito. Ecco come.

Creare un istituto ad hoc, anche di diritto privato, vigilato da Banca d’Italia/MEF finalizzato all’acquisto e cessione di questi crediti.
Il credito fiscale diventerebbe un vero e proprio titolo cartolarizzato commerciabile unicamente dall’istituto e il cui prezzo dipende dalla data di scadenza oltre che dalla domanda del mercato.

Ad esempio, un investitore potrebbe comprare un titolo con scadenza a 5 anni pagandolo a prezzo pieno mentre quello a 20 anni lo pagherebbe con un alto tasso di sconto. Alla data di scadenza il detentore del titolo potrà utilizzare interamente lo sconto fiscale in un’unica soluzione in compensazione con le altre imposte che deve allo Stato.

Quindi, una grossa azienda o un grosso investitore con elevata capienza fiscale potrà permettersi di acquistare un credito fiscale che riscuoterà a 20 anni mentre aziende o investitori meno strutturati acquisteranno crediti a scadenze più brevi. Ovviamente il prezzo non può superare il valore dello sconto fiscale altrimenti il meccanismo perde di appetibilità.

Ciò che non muta è il valore dell’importo dello sconto fiscale che rimane al 65%.
Nel frattempo che succede all’economia reale? Immaginate: è come se avessimo immesso in circolo tanta moneta quanto è il valore delle detrazioni fiscali per riqualificazione energetica iscritte nel bilancio dello Stato.

Per avere un idea, pensate che il valore nel 2016 del costo dell’ecobonus è stato di 3,5 miliardi e il trend è sempre in aumento!
Altro vantaggio è che non serve alcuna copertura finanziaria perché le detrazioni sono già coperte, senza dimenticare che sposteremmo in avanti il momento nel quale lo Stato è obbligato a compensare le tasse. Infatti ipotizzando una data di scadenza non inferiore a 5 anni, significa che il credito iscritto oggi diventerà un debito effettivo per lo Stato non prima di 5 anni.

A questo meccanismo potrebbero accedere tutte le ditte costruttrici a cui i clienti hanno ceduto la propria detrazione, recuperando immediatamente lo sconto fiscale senza rimanere strozzati da compensazioni impossibili.
Ad invarianza finanziaria per lo Stato avremmo così realizzato una vera e propria manovra economica espansiva in un settore come quello edile che è sempre stato motore dell’economia italiana.

Chiaramente una proposta del genere va strutturata come si deve e verificata l’appetibilità da parte del mercato di questi titoli. Quindi non basta un post per spiegarla ma il principio credo che sia chiaro.
Vorrei però sapere, da parte di chi si oppone, cosa non va in questa proposta.

PS: queste idee fanno parte del progetto di un TEAM DEL FUTURO ECONOMIA..

Leggi l’articolo: https://quifinanza.it/casa/ecobonus-e-sismabonus-stop-allo-sconto-in-fattura/334671/

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