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Fontana e Gallera, bugie e inerzia in situazione di emergenza

Martedì scorso in consiglio regionale si è registrata l’ennesima pagliacciata targata Fontana&Gallera, Presidente della Regione Lombardia e Assessore al Welfare. Sono riusciti a dire tutto e il contrario di tutto, hanno denigrato e insultato il prezioso lavoro del Dipartimento della Protezione Civile e cosa ancor più grave sono riusciti a farsi passare per le vittime di questa tragedia. Ma andiamo con ordine.

PARTIAMO DAL PRESIDENTE FONTANA:

Attilio Fontana durante il suo monologo/sproloquio contro la Protezione Civile, esordisce con questa affermazione non c’è stata nessuna lettera del Ministero che mi ha detto aumentate le riserve“.
Il Presidente della Regione, a sua insaputa, si riferisce al fatto che nessuno a Palazzo Lombardia sapeva che il 31 gennaio il Governo aveva decretato lo Stato di Emergenza, in relazione all’innalzamento del livello di rischio sanitario da parte dell’OMS sull’epidemia di COVID-19. Fontana quindi insiste con la linea difensiva basata sul: “io non c’ero e se c’ero dormivo“.
Un consiglio al Governatore: la Sanità la governate voi, cari leghisti lombardi e se non eravate a conoscenza di un possibile rischio pandemico, la responsabilità non è della Protezione Civile, ne del Governo, ne della Merkel, del MES o delle navi delle ONG cariche di migranti. La responsabilità è solo ed esclusivamente vostra!

A tal proposito attendo risposta all’accesso agli atti in merito al Piano Pandemico Regionale del 2006, totalmente ignorato dal 31 gennaio fino al 21 febbraio e che avrebbe potuto prepararci a questa emergenza. ⇒  https://bit.ly/348Hz2L 

Ma Fontana, con il tipico piglio “celodurista” del leghista della prima ora, incalza e afferma “noi se non fossimo stati una regione più che capace e con i soldi (gli suggeriscono) ci saremmo fermati” di fronte alla prima difficoltà. Peccato che così è stato.
Dobbiamo attendere il 2 marzo per vedere emanato la prima delibera di RL sull’emergenza COVID, quando ormai tutta la prima linea difensiva era saltata e si batteva in ritirata salvando solo chi aveva una speranza di cavarsela e lasciando sul campo chi ormai era spacciato. Il paragone di guerra non è a caso e direi più che azzeccato.

Il sistema sanitario lombardo, il migliore al mondo secondo il cervello leghista, è crollato in 3 giorni e quello che ne è rimasto è stato sorretto (non da Fontana né dalla sua dirigenza) dallo spirito di abnegazione e dal coraggio di medici e infermieri, che dell’arroganza di Fontana non sanno che farsene, lasciati soli e senza protezioni dall’immobilismo della Regione.

Tornando al memorabile discorso di Fontana: nessuno ci ha detto approntate, a parte che non avremmo potuto spendere per una gestione straordinaria“. NO caro Governatore, voi potevate spendere e potevate farlo in via straordinaria proprio con l’ordinanza della Protezione Civile del 4 marzo, la quale dice che “i Presidenti delle Regioni/Soggetti Attuatori hanno la competenza delle misure di cui all’OCDPC n. 630 del 03.02.2020” ovvero LE REGIONI SUBENTRANO IN TUTTO E PER TUTTO ALLA PROTEZIONE CIVILE nella catena di comando della gestione dell’emergenza. E’ passato quasi un mese da quella ordinanza e attendiamo ancora di sapere cosa avrebbe fatto la capacissima Regione Lombardia una volta subentrata al comando.

Ma prima del 4 marzo? Prima del 4 marzo, ma anche dopo, Regione Lombardia era e continua ad essere l’ente di GOVERNO della Sanità. Regione Lombardia aveva il compito di agire sia in maniera ordinaria che straordinaria perché gli strumenti per poterlo fare c’erano e si chiamano:

  1. Piano Pandemico Regionale del 2006, mai aggiornato.
  2. Stato di emergenza nazionale del 31 gennaio 2020.

Ma davvero Fontana ci vuole far credere che Regione Lombardia non può agire in autonomia sulla Sanità? Ma pensa che ci siano 10 milioni di lombardi che possano credere a questa favola?

Ma non è finita perché anche sulla fornitura di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) ovvero mascherine, guanti e camici, Fontana riesce a buttarla sul vittimismo: “se invece vogliamo dire che è colpa mia perché non hanno comprato le mascherine, va bene facciamo caciara, facciamo qualche bellissimo intervento che suscita l’applauso, ma non andiamo da nessuna parte“. Caro Presidente, è lei a non andare da nessuna parte perché l’ordinanza 639 della Protezione Civile del 25 Febbraio recita: “Le amministrazioni del Comparto della sicurezza, della difesa e del soccorso pubblico ed il Ministero della salute provvedono direttamente ed autonomamente alle acquisizioni dei dispositivi di cui al comma 1 (DPI, ndr) previa autorizzazione del Dipartimento della protezione civile”. Cosa avrebbe acquistato RL dal 25 di febbraio?
E prima di quella data ricordiamo che le organizzazioni sindacali dei medici di base chiedevano alle ATS, quindi RL, di fornire i DPI in quantità e qualità proprio per fronteggiare l’emergenza.
Era il 4 febbraio quando scrivevano! ⇒ https://bit.ly/2UUdgsy

 

E L’ASSESSORE GALLERA? NON RIMANE DI CERTO INDIETRO

Ora veniamo alla figura di Giulio Gallera, al secolo “Assessore a quel che rimane della sanità lombarda”.
Il suo è un comizio da vero politicante, bisogna dargli merito, anche se parte male snocciolando i numeri del contagio dei primi 18 giorni, come se non li conoscessimo e mantiene lo stesso atteggiamento di chi lo ha preceduto nell’intervento: il vittimismo.

Ad un certo punto afferma dopo il 31 gennaio, in cui il governo dichiara l’emergenza nazionale e attribuisce i poteri alla Protezione Civile nazionale, viene dato a Regione Lombardia il compito di aumentare del 50% le Terapie intensive . Posto che noi in quel momento, sono solo 4 settimane fa, ci puoi dare il compito se ci dai anche gli strumenti e i mezzi, gli uomini e i ventilatori per poterlo fare perché io come mi invento il 50% di terapie intensive in più?“. La richiesta a cui si riferisce l’Assessore è una circolare del Ministero della salute del 1 marzo, la n. 2627 che chiede di aumentare del 50% i posti letto delle Terapie intensive e del 100% i posti letto in pneumologia e malattie infettive. Ma dice anche di ricercare questi posti sia nelle strutture pubbliche che in quelle private accreditate.

Che un assessore alla sanità ci venga a dire che NON SA COME INVENTARSI NUOVI POSTI LETTO A UN MESE DALLA DICHIARAZIONE DI STATO DI EMERGENZA, è qualcosa che non si può sentire, soprattutto se hai passato la vita a tessere lodi proprio a quella sanità che si è trovata totalmente impreparata di fronte all’emergenza. E cosa abbia fatto Gallera nei confronti delle strutture private per renderle partecipi, non solo degli onori, ma anche degli oneri del servizio sanitario, non ci è dato sapere. Sappiamo però che in un mese si sono inventati un ospedale in fiera che attualmente conta 28 posti letto di terapia intensiva quando l’emergenza ne chiedeva almeno 4-500 in più.

Ma le parole di Gallera sono ancora più gravi se si pensa che con l’ordinanza n.639 del 4 marzo della PC, già precedentemente citata, dove il comando passa in capo alle Regioni, si specifica anche con quali risorse le Regioni devono sostenere le nuove e subentranti spese: “In caso di travalicamento delle risorse sanitarie regionali, la Regione/Provincia autonoma colpita, deve chiedere supporto al livello nazionale in osservanza della DPCM 24 giugno 2016 “Individuazione della Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario per il coordinamento dei soccorsi sanitari urgenti nonché dei Referenti Sanitari Regionali in caso di emergenza nazionale” GU n. 194 del 20/08/2016.” In altre parole lo stato dice alle Regioni: usa le tue risorse sanitarie e se hai bisogno di altro attiva la procedura prevista dal dpcm del 2016.

Quindi signori, non raccontateci balle! Avevate tutti gli strumenti per poter intervenire, prima del 21 febbraio in PREVENZIONE e dopo il 21 febbraio in EMERGENZA e le ordinanze della Protezione Civile vi hanno solo ricordato quello che avreste dovuto fare ma che non avete fatto! Mancava solo che Borrelli emanasse un’ordinanza con scritto: “SVEGLIA!!!! Presidente Fontana è lei che governa la Sanità lombarda, si dia da fare!

Gallera poi ad un certo punto del discorso afferma: “nella gestione delle strutture ospedaliere l’obiettivo è stato aprire il più possibile terapie intensive e strutture di ricovero..” ovvero sovraccaricare ulteriormente le poche strutture sanitarie già stremate dall’elevato numero di pazienti positivi che venivano spediti, come da indicazioni regionali, ai pronto soccorso. Cioè l’esatto contrario che bisogna fare quando si affronta un’emergenza dovuta ad un virus così altamente contagioso: evitare l’ospedalizzazione di massa e puntare sull’assistenza costante a livello domiciliare del paziente positivo per verificare in tempo reale eventuali peggioramenti. Mentre ha un senso aumentare i posti di terapia intensiva per i casi più gravi (e doveva essere fatto o predisposto un piano di pronto intervento prima del 20 febbraio), è controproducente l’ospedalizzazione di massa a pandemia in atto. Infatti gli ospedali lombardi si sono saturati in pochissimi giorni (l’assessore Gallera ha fatto l’esempio dell’ospedale di Lodi in cui i pazienti venivano messi nei lettini per i bambini) e sono diventati un focolaio di espansione del contagio. Solo dopo, accortosi del disastro e con gli ospedali ormai collassati, col personale decimato dal contagio o spossato dall’immane lavoro, si è provveduto ad un diverso approccio, ma senza una rete di assistenza domiciliare che solo ora si sta predisponendo. Per cui si è aggiunto disastro al disastro: pazienti con sintomi da coronavirus lasciati a casa senza assistenza adeguata, praticamente al loro destino. Anche questo dimostra quanto Regione Lombardia non si sia assolutamente preparata all’emergenza dichiarata il 31 gennaio e non abbia valutato le migliori strategie per affrontarla. La sanità lombarda gestita dalla Lega ha dimostrato di non essere in grado di capire cosa avviene nel territorio.

Ormai tante ricerche dimostrano che il virus COVID-19 era presente in Lombardia ben prima del caso di Codogno, alcuni studi parlano addirittura già a inizio gennaio, fine anno scorso. Molti medici hanno raccontato di tantissime polmoniti “anomale” diagnosticate proprio in quel periodo, ma nessuno nelle ATS ha saputo cogliere il segnale, nonostante in Cina fosse già evidente l’epidemia di un nuovo virus respiratorio. COVID-19 si è diffuso sotto il naso della sanità lombarda, sotto il naso dei dirigenti delle ATS e dell’Assessore Gallera, faceva ammalare e probabilmente già uccideva. In Lombardia non è esistita sorveglianza sanitaria ed epidemiologica. Quando si é scoperto il caso di Codogno, ormai il contagio era già dilagato ben oltre.

Gallera e soci hanno la colpa di aver atteso per settimane allo Stato, chiedendo che li delegasse in tutto e per tutto nella gestione dell’emergenza rimanendo in riva al fiume a guardare i cadaveri passare e senza muovere un muscolo. Regione Lombardia non ha preso alcuna iniziativa, Fontana&Gallera hanno solo aspettato disposizioni dall’alto, come chi ha un ruolo importante ma non è assolutamente all’altezza ed è consapevole di questo.

Una Regione assolutamente incapace di gestirsi in autonomia, alla faccia della Lega e dei suoi proclami sull’autonomia! Hanno solo eseguito gli “ordini dall’alto”, salvo poi criticarli. Se non ci fosse stato il Governo e la Protezione Civile, che nel bene o nel male hanno agito, noi ora in Lombardia staremmo ancora attendendo la prima azione della Giunta. Il loro atteggiamento di arroganza e sfida nei confronti di un Governo che non riconoscono è stata la causa del disastro a cui siamo arrivati.

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