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Lettera dei parlamentari del MoVimento al Commissario europeo alla concorrenza

In Germania, paese in cui intere regioni non sanno minimamente cosa sia il coronavirus e non hanno la benché minima idea di cosa stia passando l’Italia o la Spagna o la Francia, la vita prosegue esattamente come prima. Si, sono chiusi ristoranti e bar, cancellate grandi manifestazioni e chiuse scuole e università, ma il resto è tutto operativo.

Alcuni settori sono fermi per il venir meno di clienti come il turismo e il trasporto passeggeri, ma cantieri, commercio e aziende sono operative. Poche grandi imprese hanno chiuso come lo storico stabilimento della Volksvagen di Wolfsburg e credo in totale autonomia.

Ora, la domanda sorge spontanea: dato che la manifattura italiana, del nord italia soprattutto, lavora quasi esclusivamente per le imprese tedesche che sono rimaste quasi tutte aperte, da dove andranno a rifornirsi visto che i loro fornitori naturali sono chiusi?

A questa domanda non bisogna reagire con “apriamo tutto”, ma bisogna reagire a livello europeo per evitare che in questa crisi gli unici a pagarla siano sempre e solo gli altri.

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