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PAZIENTI E LAVORATORI DELL’ASST DEL GARDA TRATTATI COME MERCE: E’ QUESTO IL METODO SCARCELLA?

Pazienti e lavoratori dell’ASST trattati come merce

PAZIENTI E LAVORATORI DELL’ASST DEL GARDA TRATTATI COME MERCE: E’ QUESTO IL METODO SCARCELLA?

Le recenti vicende che vedono al centro l’ospedale di Leno sono la conferma, una volta di più, di quanto sia pessima la gestione dell’ASST del Garda da parte del suo direttore generale.

Un passo indietro. In piena pandemia dovuta al Covid, l’ASST del Garda, per decisione del suo direttore generale Carmelo Scarcella, aveva chiuso il reparto di riabilitazione dell’ospedale di Leno non rinnovando il contratto a 10 fisioterapisti. La motivazione della chiusura era legata al fatto che non ci fosse un impianto di ossigeno adeguato e che il suo ammodernamento fosse impossibile a causa dell’ubicazione dell’ospedale al centro del paese.

Subito dopo si è venuto a sapere che la cooperativa “Il Gabbiano”, la stessa che forniva infermieri al reparto di riabilitazione di Leno, aveva acquisito e accreditato nuovi spazi a Pontevico trasferendovi i propri lavoratori prima in forza a Leno.

Arrivando ai giorni nostri, si scopre che Scarcella fa riaprire la riabilitazione di Leno e lo fa grazie alla realizzazione del nuovo impianto di ossigeno. Ma Tre mesi fa non si poteva fare quell’impianto e ora sì?
La tesi per la quale in piena emergenza non si poteva realizzare interventi non sta in piedi perché, lo abbiamo visto tutti, nel giro di pochi giorni sono stati costruiti in più parti d’Italia interi ospedali da campo completi di tutto, impianti di ossigeno compresi.

Ma c’è di più. Mentre Scarcella annunciava la riapertura del reparto di Leno, in contemporanea ha fatto chiudere la riabilitazione dell’ospedale di Lonato. Questa volta il motivo è dovuto alla disinfestazione dalle vespe trovate nei condotti di aerazione. Tutto chiuso fino a settembre. Tre mesi per ripulire dei condotti di aerazione dalle vespe? Non pare un tempo un po’ troppo eccessivo per un’operazione del genere?

Ovviamente non esiste alcuna correlazione ufficiale tra i due avvenimenti, ma il sospetto che il tutto sia stato architettato per far sì che da Lonato si vogliano spostare pazienti e personale a Leno, è più che fondato. Tutto questo perché? Chi ci guadagnerebbe da questo teatrino?

Come sempre il privato, perché a differenza di quanto accadeva precedentemente, ora a bando sono stati messi sia il personale infermieristico che i fisioterapisti. E in che maniera lo si fa? Giocando al ribasso degli stipendi del personale. Non a caso con la nuova cooperativa che si è aggiudicata il bando di Leno, la “Quadrifoglio” di Pinerolo, sono già arrivate le prime forti lamentele da parte di infermieri e terapisti per i loro nuovi contratti “alleggeriti”. Tanto esigui che molto del personale di Lonato pare si rifiuti di andare a lavorare a Leno.

Scarcella, che ha sposato con convinzione il sistema delle cooperative all’interno dell’Azienda pubblica da lui gestita, che ha da dire in merito?

Per l’ospedale di Lonato ci sarebbero dei fondi stanziati da Regione Lombardia finalizzati alla riqualificazione e ristrutturazione. Nonostante questi aiuti, pare si stia andando nella direzione di voler azzerare la parte pubblica (a Lonato la riabilitazione è, non si sa ancora per quanto visto l’andazzo, ancora completamente pubblica) indebolendola con l’ennesimo bando a favore di cooperative.
Nel frattempo a pazienti e personale era stato garantito lo spostamento a Prevalle non certo a Leno!

E ancora, il direttore dell’ASST del Garda capisce che i pazienti e personale non sono pacchi di un magazzino che si possono spostare da un ospedale all’altro? Dietro ad ogni persona, che sia questa un malato o un lavoratore, ci sono territori a cui inevitabilmente ci si sente legati, persone, amici, famiglie e impegni da assicurare soprattutto a queste ultime. Scarcella questo lo sa?

Il direttore dell’ASST del Garda fa finta di non capire che la sua politica di continuo spolpamento dei presidi pubblici (vedi Salò e riabilitazione di Gargnano) non fa altro che favorire il privato che negli anni si è aggiudicato intere fette di territorio e mercato, per altro non in regime concorrenziale, ma in regime di monopolio di fatto. E Si rende conto il direttore che una volta ceduto al privato quel servizio non tornerà mai in mano pubblica?

E ancora, il direttore dell’ASST del Garda capisce che l’intera area riabilitativa aziendale di Leno-Manerbio, Desenzano-Lonato, e Gavardo-Nozza, per sua scelta, è affidata ad un UNICO primario, responsabile di un territorio vastissimo che risponde a richieste riabilitative diversissime? Quale è la ratio che sottende a questa strategia? E in alla luce di una possibile nuova emergenza Covid-19 che intende fare il Direttore a tal proposito?

Senza dimenticare la Vallesabbia: sulla riabilitazione quale è la strategia di ASST GARDA per non essere fagocitata dal privato e continuare ad esistere?

E infine un ultimo dubbio non di poco conto: esistono incentivi per i dirigenti delle ASST che riescono a far risparmiare soldi alle Aziende da loro gestite. Non è che tutti questi giochi al ribasso fatti da Scarcella siano voluti anche per questo motivo?

PAZIENTI E LAVORATORI DELL’ASST DEL GARDA TRATTATI COME MERCE: E’ QUESTO IL METODO SCARCELLA?

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