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RIFORMA COSTITUZIONALE #IODICONO

In questo articolo riporto alcune (e ce ne sono altre) motivazioni per cui è necessario Votare NO a questa Schiforma Costituzionale.
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RIFORMA COSTITUZIONALE #IODICONO

1) RISPARMI

la bugia: “La riforma fa risparmiare miliardi”.
Renzi tuonava il 17 dicembre 2013: “Grillo firmi la riforma del Senato per risparmiare UN MILIARDO”

Due anni e mezzo dopo il miliardo si è ridotto della metà: secondo Maria Etruria Boschi (in arte “MEB”) lo Stato risparmierà 500 MILIONI.

La verità è un’altra ancora.
Prima di tutto il Senato non viene abolito, quello che viene ridotto è il numero di Senatori.
Il risparmio reale è di solo 48 mln ed il prezzo per questo piccolo risparmio è la privazione di democrazia per gli italiani.

Qui i conti in dettaglio.
Secondo il Bilancio di Previsione 2016 del Senato, il costo degli attuali 315 senatori è di 79 MLN lordi di cui 42 mln sono le indennità lorde (28 mln netti) e 37 mln per diarie e rimborsi spese.
La riforma cancella tutte le indennità, quindi il risparmio reale per lo stato ammonta a 28 mln.
La riforma però NON cancella tutti i rimborsi spese, questi continueranno ad essere versati ai nuovi 100 Senatori doppiolavoristi.
Quindi i rimborsi spese si ridurranno a un terzo: da 37 mln a 12 mln producendo un risparmio di 25 mln lordi, 20 mln netti (detratti 5 mln di tasse non più versate). Il risparmio complessivo è quindi 28 + 20 = 48 mln cioè il 9,6% di quanto propagandato da MEB cioè 8,8% del bilancio del Senato.
Lo Stesso risultato si poteva ottenere riducendo del 10% lo stipendio complessivo di tutti i parlamentari attuali lasciando intatta la Costituzione.
I 500 milioni di risparmio sbandierati si potranno raggiungere solo a patto che il Senato venga cancellato veramente.

Ma questa riforma non cancella un bel niente!

 

2) IL SENATO

La bugia: Renzi, 2 maggio 2016 “I Senatori hanno deciso di abolire il Senato”

La verità: Il Senato NON viene abolito!! Viene abolita solo l’elezione dei Senatori. I nuovi Senatori non saranno più eletti dai cittadini, ma verranno “scelti” all’interno dei consigli regionali e delle due provincie autonome di Trento e Bolzano, più 21 sindaci dei capoluoghi di Regione.

Quando l’assemblea costituente (quella vera), definì il Senato, creò una camera che fosse espressione del popolo cui appartiene la sovranità. Il senato, se vincerà il sì, non sarà più eletto dal popolo.

In sostanza i partiti decideranno chi dei consiglieri regionali andrà a fare il doppio lavoro a Palazzo Madama.
Il Senato continuerà ad esistere, rimarrà in piedi, funzionate e depotenziato.

 

3) MONOCAMERALISMO
 
La mezza verità: Renzi, 21 maggio 2016 “Anche Berlinguer parlava di monocameralismo”
 
La verità: il Bicameralismo rimane!! storpiato, indebolito, depotenziato, ma rimane! La schiforma NON abolisce il Senato!
Berlinguer e molti altri hanno sostenuto negli anni 70 e 80 il Vero Monocameralismo, NON Renzi!
Renzi vuole una sola Camera, per 2/3 nominata da lui, che gli voti la fiducia; e una finta-seconda-camera di soli nominati, a disposizione. Renzi NON vuole il monocameralismo, vuole un regime.
4) IL FRONTE DEL NO E QUELLO DEL SI

La bugia: “Quella del No ormai è un’alleanza strutturata: tutti contro il governo. Sarà bello vedere insieme Salvini e Vendola, Grillo e Brunetta e Berlusconi”.

La verità: Oggi il Fronte del NO alla schiforma renziana è quello che più si avvicina all’Assemblea Costituente del 1946.

la Costituzione è nata da una Assemblea composta da 556 costituenti che affidarono ad una commissione di 75 membri il compito della stesura del testo della Costituzione.
Questa si suddivise in tre sottocommissioni: la prima si occupò di diritti e doveri dei cittadini, la Seconda dell’organizzazione dello Stato, la terza dei rapporti economico-sociali. Poi c’era un comitato ristretto “dei Diciotto” che aveva il compito di redigere il testo uscito dalle tre sottocommissioni.
La Costituzione venne approvata il 22 dicembre del 1947 con 458 voti favorevoli e 62 contrari.
La Carta Costituzionale ha ottenuto oltre l’80% dei consensi dell’Assemblea la cui composizione, ricordiamolo, fu molto variegata: cattolici-democratici, liberali, repubblicani-azionisti e social-comunisti, eppure questo non impedì di arrivare ad un testo condiviso a larghissima maggioranza.
Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 disse in aula il 22 dicembre del 1947: “Finora ci siamo divisi, urtati, lacerati nella stessa discussione del testo costituzionale. Ma vi era uno sforzo per raggiungere l’accordo e l’unità. E ora io sono sicuro che nell’approvazione finale il consenso sarà comune ed unanime e dirò che, al di sotto di una superficie di contrasto, vi è una sola anima italiana. L’Italia avrà una Carta costituzionale che sarà sacra per tutti gli italiani”.

PS: Il Fronte del SI oggi, va da Verdini a Renzi, da Schifani alla Boschi, da Alfano a Cacciari, da Pippo Baudo a Benigni, da Buffon a Moccia e da Confindustria alla Merkel.

5) SI ASPETTAVA LA RIFORMA 70 ANNI?

le bugie:
Maria Etruria Boschi, 17 settembre 2015, “Sono 70 anni che stiamo aspettando la fine del bicameralismo”.
Renzi, 17 settembre 2015, “questa riforma è attesa da 70 anni”.

la verità: l’Assemblea Costituente è stata eletta il 2 giugno 1946. La Carta costituzionale è stata approvata il 22 dicembre 1947. Quindi alla data della dichiarazione dei due cazzari, la Costituzione aveva 68 anni!
E anche se fossero 70 è impossibile che gli Italiani la volessero modificare fin dal giorno in cui è stata scritta.
Soprattutto perché non la vogliono modificare nemmeno oggi!

6) LA VITTORIA DI NAPOLITANO

Questa è una verità, purtroppo: Renzi, “il 12 aprile 2016 (data dell’approvazione definitiva del ddl Boschi) si celebra una vittoria storica, la vittoria di Napolitano”

Renzi, 23 maggio 2016 “Sono andato al governo su richiesta del presidente Napolitano e con un voto parlamentare, con un Paese in emergenza. Napolitano mi ha detto: devi fare la riforma del lavoro, della legge elettorale, la riforma costituzionale e quella della Pubblica amministrazione”

Purtroppo tutto questo è vero e basterebbero queste dichiarazioni per votare NO al referendum.
Non esiste, infatti, fra i poteri costituzionali del capo dello Stato, quello di imporre o di dettare il programma di governo al premier, né tantomeno quello di incitarlo a modificare anche un solo articolo della Costituzione, men che meno un terzo della Carta!
Il Presidente della Repubblica all’atto del suo insediamento giura di difendere la Costituzione, così come il capo del Governo e i suoi ministri.
Ma passi pure che un presidente del Consiglio, smemorato e pressapochista, ne voglia cancellare un terzo. E’ invece inammissibile che il Capo dello Stato, istituzione garante della Costituzione, nomini quel Premier col il mandato esplicito di riscriverla!
Re Giorgio aveva già abusato dei suoi poteri quando accettò la rielezione a Capo dello Stato (prima volta nella storia d’Italia) a patto che venisse approvata la riforma della Costituzione.
Il Presidente della Repubblica è colui che ha il potere di sciogliere le camere e quello di affidare il mandato per la formazione di un nuovo governo.
Abusando dei suoi poteri, con un vero e proprio ricatto, ha ottenuto tutto quello che voleva da un Parlamento e da due Governi (Letta e Renzi).
Per Re Giorgio la Costituzione non esisteva più già da molto tempo.

Calamandrei diceva: “Quando si scrive la Costituzione, i banchi del governo devono restare vuoti”… bisognerebbe aggiungere “anche quelli del Quirinale”.

7) RENZI E’ FIGLIO DELL’INGOVERNABILITA’

La Bugia: “Avremo più governabilità grazie al fatto che solo la Camera voterà la fiducia al governo”

La verità è che la stabilità dei Governi non dipende dal numero di Camere che votano la fiducia, ma dalla coesione delle maggioranze.
La Repubblica italiana ha avuto 63 governi, e solo due in 70 anni sono caduti a causa della sfiducia del Parlamento! (Prodi I e Prodi II)
Tutti gli altri sono venuti meno in seguito a manovre extraparlamentari, esattamente come è successo per l’attuale governo Renzi!
Quindi, Renzi è figlio di quella presunta ingovernabilità che dice di voler combattere stravolgendo la Costituzione.

Con questa riforma si indebolisce il Parlamento, aumentando l’ingerenza del Governo sullo stesso, sul Presidente della Repubblica, sulla Consulta, il CSM e la RAI. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la tanto agognata “governabilità”.
Fino a prova contraria l’articolo 1 della Costituzione recita “La sovranità appartiene al Popolo” e non “La sovranità appartiene al governo”.

8) L’ALTERNATIVA C’E’

eccome se c’è: si chiama Costituzione, scritta e approvata dall’Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1947, definita da molti “la più bella del mondo”, “scritta meravigliosamente” e che “bisognerebbe attuare prima di cambiare”.

9) CAMBIA LA FORMA DI GOVERNO – DA REPUBBLICA PARLAMENTARE A PREMIERATO

La bugia: “La riforma costituzionale non tocca la forma di governo” – Renzi, 9 maggio 2016

La verità: con la schiforma e la nuova legge elettorale, la sovranità non apparterrà più al Popolo, che la dovrebbe esercitare nei limiti della Costituzione, ma ai segretari di Partito che della Costituzione ne hanno fatto una barzelletta. Il Parlamento sarà composto per 2/3 da nominati dai capi di partito.

I padri costituenti disegnarono una forma di governo con pesi e contrappesi: un Parlamento eletto direttamente dal Popolo con due Camere che hanno le stesse funzioni.
Il potere legislativo è in capo alle due Camere, esse scrivono le leggi e di volta in volta delegano il governo ad attuarle.

Il Governo è presieduto da un primo ministro che viene nominato dal Presidente della Repubblica, sulla base della composizione del Parlamento.
Il presidente della repubblica è eletto ogni 7 anni con il maggior consenso possibile tra i membri delle due Camere.

Il Governo ha facoltà di iniziativa legislativa, ma solo in casi estremi ed urgenti.
I decreti legge assumono valenza di legge nel momento in cui vengono promulgati.
Il Parlamento verifica e all’occorrenza redarguisce il Governo nel momento in cui quest’ultimo abusa di questo strumento.
Il Parlamento decide vita e morte di un Governo grazie al voto di fiducia.

I Governi possono crollare senza che le Camere vengano sciolte.
Questo perché, secondo i Padri Costituenti, il voto degli italiani è sacro.
Con quel voto il popolo italiano decide la formazione del Parlamento, non del Governo.
Solo il Presidente della Repubblica ha il potere di sciogliere le Camere e mandare quindi il paese a nuove elezioni.

La Corte Costituzionale, composta sia da membri “laici” che membri eletti dal Parlamento, ha il compito di verificare che le leggi approvate dal Parlamento non violino la Costituzione.

Negli ultimi anni queste prerogative costituzionali sono sistematicamente state disattese. il Governo legifera al posto del Parlamento. Scrive decreti legge senza urgenza e straordinarietà. Scrive perfino le leggi delega, cioè le leggi con le quali delega se stesso a scrivere altre leggi. Il parlamentare di minoranza passa il tempo a scrivere proposte di legge ed emendamenti di cui uno ogni mille viene accettato dal Governo. Il lavoro del parlamentare di maggioranza è ancora più avvilente, è ridotto al compito di passa-carte, vota qualunque cosa il Governo impone di votare, pena le elezioni anticipate, da cui i politicanti nominati dal partito vogliono sottrarsi per mantenere i propri privilegi.
Il Presidente della Repubblica non è più il contrappeso di nessuno, le uniche funzioni sono quelle di lanciare moniti contro quello o quell’altro.
Unico contrappeso reale è la Corte Costituzionale dopo che anche la comunicazione, con il sistema Rai, è passata di fatto in mano al Premier di turno.

Con la schiforma, tutto questo entrerà a far parte della Carta Costituzionale. La riforma interviene sulla seconda parte della costituzione, non tocca la prima parte, ma il danno è peggiore: lascia intatti i principi fondamenti del nostro ordinamento per poi stravolgerli e contraddirli!
L’Italia smetterà di essere una Repubblica Parlamentare per trasformarsi in un vero e proprio premierato mussoliniano.

10) LA RIFORMA NON TOCCA LE BOLLETTE

La bugia: “se vince il Sì abbasseremo le bollette”.

La verità: Le bollette non vengono toccate!

Con la riforma viene assegnata come competenza esclusiva dello Stato, la legislazione in materia di Energia.
Se approvata, la nuova Costituzione eliminerebbe le Regioni nel processo e ruolo decisionale in materia di Energia.

Per capire quanto sia inutile e pericolosa questa riforma, va ricordato che la legge n. 239 del 2004 ha già stabilito che l’Energia è materia esclusiva dello Stato e la Corte Costituzionale ha ritenuto questa attribuzione legittima, a una condizione: che lo Stato consentisse alle Regioni (e agli Enti locali) di partecipare alle decisioni da assumere.

Con la schiforma il governo mette il bavaglio ai cittadini che hanno a cuore l’ambiente, il paesaggio e la salute escludendoli definitivamente dal processo decisionale che la Corte aveva sancito Costituzionalmente legittimo.

La tesi, a monte di questa decisione, scritta sul sito “bastaunsi.it”, sarebbe il presunto immobilismo e “le lungaggini giudiziarie che i contenziosi, tra le 8.200 leggi regionali e le oltre 800 tra sentenze e ordinanze della Corte Costituzionale avrebbero generato.”
Tutta questa mole di burocrazia, secondo il governo, ha rallentato o fermato completamente lo sviluppo energetico, lo sviluppo di infrastrutture strategiche in una determinata zona o dell’intero paese.

E quale sarebbe questo “sviluppo” secondo il sito bastaunsi.it? Petrolio e idrocarburi! Lo dice chiaramente: “Senza petrolio e derivati le nostre macchine non circolerebbero, e con esse la gran parte dei beni (anche di prima necessità) che nel nostro paese viaggiano su gomma.”

Il Comitato per il SI sta dicendo agli italiani che grazie alla Schiforma renziana più nessuno potrà mettersi di traverso tra petrolieri e il Nostro Mare!
Tolte di mezzo le Regioni, lo Stato avrà carta bianca sulla politica di approvvigionamento energetico, imporrà la realizzazione di inceneritori, centrali a olio combustibile, parchi eolici, centrali a biomassa, gasdotti, elettrodotti, trivelle e siti di stoccaggio sotterraneo di gas senza consultare cittadini, enti locali e regioni.

11) IL PREMIO DI MAGGIORANZA E’ SOLO IN ITALIA

La bugia: “In tutta Europa c’è il premio di maggioranza per garantire la governabilità”

la verità: un premio di maggioranza senza soglia minima non esiste in nessun paese europeo così come non esistono leggi elettorali che garantiscono con certezza la maggioranza assoluta a un partito o a una coalizione.
In tutta Europa i deputati sono tutti eletti dai cittadini e non nominati dai capi di partito.
In tutta Europa e in molti sistemi occidentali il rischio “dittatura della maggioranza” è scongiurato da una serie di argini e controlli ai governi basati sul rafforzamento dei Parlamenti.
In una vera democrazia il rispetto del voto degli elettori è di gran lunga più importante della tanto sbandierata governabilità.

Stati Uniti: il popolo elegge sia il Presidente che le due camere. Per poter governare il nuovo Presidente dove ottenere la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Ogni due anni si tengono le elezioni di medio termine (recall) dove i cittadini rieleggono le due camere. Capita, ad esempio ad Obama nel 2012, che il Presidente si ritrovi da subito il Senato in mano ai repubblicani e nelle elezioni di medio termine, novembre 2014, perfino la maggioranza della Camera passa all’opposizione. Le Camere e il recall fanno da contrappeso al potere del Presidente.

Germania: Angela Merkel nel 2013 ha vinto per la terza volta le elezioni con il 43% dei voti, ma non ha raggiunto la maggioranza in Parlamento (per 5 seggi!). Per poter governare, la Cancelliera ha dovuto creare una colazione con gli avversari storici dell’SPD, non ha dovuto riscrivere mezza costituzione e non ha dovuto comprare senatori.

Spagna: le elezioni del dicembre 2015 non hanno dato nessun vincitore tant’è che il paese è tornato alle urne nel giugno 2016. Il risultato è stato lo stesso: il partito popolare ha ottenuto il 33% dei voti, i socialisti il 22%, Podemos il 21% e la Sinistra il 13%. Non essendoci premi di maggioranza, per poter governare, il leader dei Popolari, incaricato dal Re, deve trovare una coalizione con le altre forze politiche. Se in Spagna fosse stato presente l’Italicum, i popolari e i socialisti sarebbero andati al ballottaggio. A quel punto un partito con il 33% dei voti (PP) o peggio ancora, uno con solo il 22% (PSOE), avrebbe ottenuto la maggioranza dei seggi e governato avendo di fatto la stragrande maggioranza degli elettori contro. Ancora una volta il voto espresso in cabina elettorale è più importante della “governabilità”.

Francia: il sistema semiprensidenziale non esclude la creazione di coalizioni di governo. Anche qui il Capo dello Stato può essere di un colore diverso da quello del Capo del Governo e della Maggioranza del Parlamento che lo esprime. Questo è possibile perché le elezioni legislative e quelle presidenziali si tengono sempre a distanza. Anche in questo caso il Parlamento funge da contrappeso al Presidente.

In Italia, con la presenza di 3 grossi partiti e con l’Italicum, si potrebbe arrivare ad una situazione paradossale. Un Partito che rappresenta solo il 25% degli elettori, vincendo al ballottaggio otterrebbe la maggioranza assoluta dell’unica camera, 340 seggi. Gli altri due partiti pur avendo ottenuto la stessa percentuale di voti, al primo turno, del partito vincente, devono spartirsi, con tutti gli altri partiti minori, i restanti 266 seggi rimasti, tolti i 12 assegnati alla Circoscrizione estera e i 12 già attribuiti alle Regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Ciò significa che il voto dato al partito vincente vale 4 volte il voto dato al partito perdente al ballottaggio. Tutto questo grazie al super premio di maggioranza previsto dall’Italicum.

12) L’ITALIA SI COMPLICA

La bugia: Maria Elena Boschi, 12 aprile 2016: “Un’Italia più semplice”

La verità: il processo legislativo si complica e in molti casi si allunga. L’articolo 70 della costituzione da 9 parole “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” in uno sbrodolone di centinaia di parole che creano da 7 a 10 diversi meccanismi di voto. Dove è la semplificazione?La conseguenza sarà maggiore confusione, maggiori contenziosi tra Parlamento e Governo, tra Camera e Senato ma soprattutto tra Regioni e Stato dinanzi alla Corte Costituzionale la quale da un giorno all’altro sarà costretta a riscrivere 70 anni di sentenze!

Ecco la giungla di procedure possibili prodotta dall’Ufficio Complicazioni Affari Semplici del trio Renzi-Verdini-Boschi:

1) Il “Bicameralismo perfetto” viene mantenuto per tutte le leggi che modificano la Costituzione. Proprio per quelle leggi su cui Sindaci e Consiglieri Regionali, non eletti da nessuno, non dovrebbero avere alcuna competenza e legittimità.

2)  Per le leggi ordinarie è previsto il “Monocameralismo con parere senatorio”. Alla Camera spetta l’approvazione delle leggi, ma il Senato entro 10 giorni con il consenso di 1/3 dei Senatori può riaprire l’iter.

3) Poi il “Bicameralismo emendativo” per le leggi ordinarie per le quali il Senato ha chiesto la modifica. Qui siamo al ridicolo: il Parlamento torna ad essere un organo Bicamerale, infatti il Senato, dopo aver chiesto di riaprire l’iter della legge entro i 10 giorni, ha facoltà di modificare la legge presentando emendamenti entro 30 giorni. E siamo già a +40 giorni per una procedura che doveva essere “velocissima”.

4) “Bicameralismo quasi perfetto”; previsto per le leggi ordinarie per le quali il Senato ha chiesto modifica e ha presentato ed approvato emendamenti. A questo punto il Bicameralismo è quasi perfetto, la legge torna alla Camera la quale deve esprimersi sul testo uscito dal Senato.

5) “Monocameralismo con perdita di tempo” per le leggi ordinarie per le quali il Senato ha chiesto la modifica, ha presentato ed ha approvato emendamenti e che la Camera ha respinto. Si completa la farsa: dopo 40 giorni di discussioni in Senato, la Camera può rigettare le modifiche proposte dai Senatori e mantenere il testo originario uscito dalla Camera 40 giorni prima. Questa si che è efficienza!

6) “Bicameralismo confusionario” per le leggi in materia di Autonomie territoriali. Ovvero quando il governo decide di far scattare la clausola di supremazia. In sostanza il procedimento è lo stesso per le leggi ordinarie con la differenza che questa volta bisogna guardare se le modifiche sono approvate con maggioranza semplice o maggioranza assoluta. In altre parole, se il Senato approva degli emendamenti a maggioranza assoluta (50%+1 degli aventi diritto al voto) allora la Camera per respingere le modifiche deve avere la maggioranza assoluta. Viceversa se la maggioranza al Senato è semplice, alla Camera basta il 50%+1 dei votanti. 

7) “Bicameralismo confusionario bis” per le leggi di bilancio. Stesso discorso per le leggi in materia di Autonomia territoriali, con la differenza che il Senato invece di avere 40 giorni per discutere una delle leggi più importanti dello Stato, ne avrà solo 15. Che razza di lavoro può fare in due settimane un sindaco o un consigliere regionale mentre va su e giù tra le attività del proprio consiglio (comunale o regionale)?

8) “Disegni di legge a data certa” per le leggi del governo. Con il nuovo articolo 72 si crea una corsia preferenziale per le leggi di iniziativa governativa. In sostanza il governo può intervenire nel calendario dei lavori della Camera chiedendo che un suo disegno di legge venga inserito con priorità nell’ordine del giorno e votato entro 70 giorni. Il Governo potrà richiedere la procedura rapida per le leggi dove il Senato non interviene… praticamente in quali?

E ATTENZIONE.. con la riforma vengono introdotti in costituzione dei riferimenti a leggi ordinarie! Il Governo potrà quindi intervenire su alcune leggi ordinarie modificando di fatto la costituzione!

9) “Tricameralismo” per le leggi elettorali. La riforma prevede che entro 10 giorni dall’approvazione delle leggi elettorali per Camera e Senato, 1/4 dei Deputati o 1/3 dei Senatori possano richiedere, motivandolo, un parere di costituzionalità alla Corte Costituzionale. Attenzione: oggi la consulta si esprime dopo l’approvazione di una legge e mai prima! Questo significa che per le leggi elettorali del passato, Italicum compreso, se passasse la riforma, la Consulta non avrebbe più diritto di parola? Sarebbe gravissimo!

10) “Conversione di decreti legge”. Qui bisogna distinguere la materia del decreto legge, se questa rientra nei casi in cui è previsto il provvedimento bicamerale (primo comma del nuovo articolo 70) allora segue lo stesso iter delle leggi ordinarie bicamerali. Per tutte le altre materie, il ddl di conversione deve essere trasmesso entro 40 giorni al Senato, questi ha 30 giorni per esaminare il testo ma non da quando lo ha ricevuto dalla Camera ma dal momento in cui la Camera lo ha ricevuto dal Governo! Il Senato ha quindi 10 giorni di tempo per proporre modifiche. La Camera si pronuncia poi in via definitiva.

Ci avete capito qualcosa? Appunto..

11) E se una legge verte su più materie? che succede? quale iter si deve seguire? Nessun iter, i presidenti di Camera e Senato dovranno accordarsi! E se non trovano un accordo? Ma soprattutto se fino ad oggi le Regioni facevano direttamente appello alla Corte Costituzionale per dirimere i conflitti di competenza tra Stato e Regione, con la schiforma dovranno fare appello direttamente alla Signora Boldrini?!? Si salvi chi può!

 

13) I CONSIGLIERI REGIONALI CHE NON POSSONO FARE I SENATORI

La bugia: Maria Elena Boschi 14 maggio 2016 “Se avessi potuto decidere da sola, ci sono alcune cose che anch’io avrei scritto diversamente. Ma l’impianto della riforma funziona, fa fare passi in avanti al Paese e, se la respingessimo in nome della riforma perfetta, aspetteremmo per altri 30 anni”

La verità: questa riforma è stata scritta con i piedi. Il professore di diritto costituzionale, già presidente della Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky si rifiuta di insegnare se dovesse passare questa riforma per il semplice motivo che non la capisce!Se passa il No, non dovremo aspettare altri 30 anni perché la Costituzione è già stata modificata 43 volte in 68 anni, una volta ogni due anni e quasi sempre in modo peggiorativo.Questa riforma vuole modificare 47 articoli in un colpo solo riscrivendoli in una lingua incomprensibile e con degli errori abominevoli come questo:

La riforma costituzionale stabilisce che i nuovi Senatori saranno scelti dai e nei Consigli Regionali ma si sono dimenticati di modificare alcuni articoli degli statuti delle regioni a statuto speciale.

articolo 15, comma 3 dello Statuto della Regione Friuli venezia Giulia:
“L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un altro Consiglio regionale, di un Consiglio provinciale, o di sindaco di un Comune con popolazione superiore a 10 mila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo.”

articolo 17, comma 2 dello Statuto della Regione Sardegna:
“L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un Comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, ovvero di membro del Parlamento europeo.”

articolo 3, comma 7 dello Statuto della Regione Siciliana:
“L’ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo.”

articolo 28, comma 3 dello Statuto della Regione Trentino Alto Adige:
“L’ufficio di consigliere provinciale e regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un altro Consiglio regionale, ovvero del Parlamento europeo.”

articolo 17 dello Statuto della Regione Valle d’Aosta:
“L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale, ovvero del Parlamento europeo.” 

Ne consegue che i consiglieri regionali di queste regioni nello stesso momento in cui verranno nominati senatori, decadono dalla carica di consigliere regionale in quanto incompatibile. Decadendo da consigliere regionale di conseguenza decade anche dalla carica di senatore. Geniali vero?

Ma c’è di più, per modificare gli statuti delle Regioni a statuto autonomo, serve una…. una legge costituzionale!
Siamo oltre i limiti della fantascienza: dopo aver approvato una riforma costituzionale che modifica 47 articoli, servirà un’altra legge costituzionale per renderla applicabile!!! altro che “30 anni”, a Maria Etruria Boschi e alla banda bassotti, va interdetta la modifica costituzionale per 3000 anni! 

14) TROPPE LEGGI
 

La bugia: Sergio Mattarella, 13 febbraio 2016 “La riforma costituzionale del Senato influirà sulla velocità delle decisioni, sulla capacità di governare i problemi quando nascono e non dopo”.

I sostenitori del SI ritengono che con l’eliminazione del Senato dal processo legislativo (che con questa riforma non avviene) si velocizzerebbe la produzione di leggi, lasciando intendere che è il bicameralismo perfetto ad ostacolare l’approvazione delle leggi.

La verità: Con il bicameralismo vengono prodotte più leggi contemporaneamente perché le due camere lavorano in parallelo su testi diversi. Inoltre il controllo finale incrociato garantisce la correttezza e la qualità del testo legislativo.
Se il nostro ordinamento legislativo pecca in qualcosa, di certo non è nella velocità con il quale producono nuove norme, bensì nella qualità delle norme. In sintesi, non abbiamo bisogno di più leggi, ma abbiamo bisogno di poche leggi fatte bene.

L’Ufficio Studi del Senato ha calcolato i tempi attuali per l’approvazione delle leggi: ogni legge viene approvata in media in 53 giorni; ogni decreto in 46 giorni e le leggi finanziarie in 88 giorni.

Queste sono le medie, ma ci sono leggi che sono state approvate in molti meno giorni:
– Lodo Alfano, 2008, 25 giorni.
– Rinvio del referendum del 2009 sul Porcellum che avrebbe dovuto tenersi in concomitanza con le elezioni europee, ma una proposta di legge a prima firma Cicchitto fu approvata in soli 6 giorni e fece slittare il referendum e perdere il quorum.
– Decreto salva-liste del 2010 per riammettere le liste del PDL escluse perché presentate in ritardo passò in 7 giorni.
– In 8 giorni passò la manovra correttiva di Monti nel 2011.
– La Salva-Italia di Monti e Fornero in 16 giorni.
– La legge costituzionale che introduce il pareggio di bilancio in Costituzione, (L’Italia è la prima in Europa e tra i pochi che fino ad ora l’han fatto) passò in 5 mesi.
– La legge Boccadutri dell’estate scorsa, al rientro dalle ferie è stata approvata in meno di una settimana e ha regalato ai partiti, tranne il M5S che ha rinunciato, 45 milioni di euro senza nessun controllo sui bilanci dei partiti (cioè in deroga ad una legge del Governo Monti).
– La legge di ratifica del Trattato europeo che introduce il Bail-in è stata approvata in 13 giorni.

Tutte queste leggi sono state approvate nel pieno rispetto del Bicameralismo Paritario, ovvero nessuno si è sognato di scavalcare una delle due camere per approvare una legge in tempi più rapidi, eppure hanno avuto un iter velocissimo.

Tutti sanno, perfino i nuovi padri de-costituenti Boschi-Verdini-Renzi, che la velocità di approvazione delle leggi è direttamente proporzionale al consenso tra i gruppi parlamentari, quindi, in linea di principio, se una legge è buona e condivisa dovrebbe essere approvata in tempi rapidi.
Purtroppo il Parlamento non produce leggi buone perché queste vengono ostacolate e dimenticate in un cassetto di qualche commissione:
– abbiamo dovuto sudare per far approvare la legge sugli ecoreati;
– in senato è ferma la legge sulla tutela del whistleblower da sei mesi;
– il reddito di cittadinanza del M5S è dimenticato in un cassetto della commissione Lavoro;
– la legge per regolamentare il lobbismo 2 anni ferma;
– la legge sull’identificazione delle forze dell’ordine bloccata in comm. Affari Costituzionali;
– le nostre proposte per la riduzione del numero di parlamentari e il taglio delle indennità e delle diarie non vengono nemmeno calendarizzate e quando vanno in aula vengono respinte in commissione.
– Perfino leggi come l’abolizione di Equitalia vengono calendarizzate e letteralmente cancellate dalla maggioranza in meno di una settimana, salvo poi assistere increduli ad un premier che annuncia, 2 anni dopo, di voler abolire Equitalia: non si potevano risparmiare 2 anni e approvare la nostra proposta quando la presentammo nel 2014?
Se una legge sulle unioni civili ha visto la luce, se pur troncata e mozzata, dopo 29 anni (era il 1987 quando fu presentata la prima proposta alla Camera) è perché non c’è mai stato nessun vero accordo dentro lo stesso partito di Maggioranza e tra i partiti che sostengono il Governo! Quella legge non sarebbe mai stata approvata con un solo giorno di anticipo neppure con la riforma, neppure se il Senato non fosse mai esistito.

15) L’ITER DELLA RIFORMA
 
La Costituzione è lo strumento utilizzato per porre un limite al potere.
Il Costituzionalismo nasce in opposizione all’Assolutismo. Con il costituzionalismo si ritiene che il potere illimitato sia un male, per questo si limita il potere attraverso le norme sulla forma di governa e le norme sui diritti.
Oggi, di fatto, il titolare del massimo potere nel nostro ordinamento è il Governo. Ne consegue che il Governo non possa assumere l’iniziativa di cambiare lo strumento che funge da limite al suo stesso potere.
Infatti è avvenuto esattamente l’opposto: il disegno di legge costituzionale porta le firme del premier Renzi e della Ministra Boschi.
A questo punto verrebbe da chiedersi se la Costituzione, strumento creato per porre limiti e separazione tra i poteri, possa ancora svolgere queste funzioni. Ce lo chiediamo prima ancora che questa schiforma venga approvata… figuriamoci dopo!
 
Le modifiche alla costituzione devono seguire l’iter indicato nell’articolo 138 della Costituzione:
Prima deliberazione da parte delle due Camere a maggioranza semplice per due volte.
Seconda deliberazione sempre da entrambe le Camere che può portare a due esiti
se c’è la maggioranza di 2/3 dei componenti del Parlamento, la legge costituzionale è promulgata dal Presidente della Repubblica ed entra in vigore
se c’è la maggioranza assoluta allora entro i 3 mesi successivi può essere chiesto un referendum confermativo da 1/5 dei parlamentari, da 5 consigli regionali o da 500.000 elettori. Se il referendum non viene richiesto, la legge entra in vigore.
se viene chiesto il referendum, la legge entra in vigore solo se si raggiunge la maggioranza semplice dei SI, cioè non c’è quorum.
Va fatto notare che nell’impianto costituzionale originario il referendum era “oppositivo” e non “confermativo”. Era infatti pensato come strumento nelle mani di chi NON voleva la revisione della costituzione.
Perché è cambiato? Perché nel 1993 è cambiata la legge elettorale e dal sistema proporzionale, dove il numero dei parlamentari rispecchiava i voti dati dai cittadini ad ogni partito, si è passati al sistema maggioritario. Con il sistema proporzionale era difficile raggiungere il 50%+1 dei voti in parlamento e quando questo avveniva significava che la legge aveva ottenuto un ampio consenso tra i vari partiti che rappresentavano, in proporzione, i cittadini. Con il sistema maggioritario all’italiana, la maggioranza assoluta è sempre in mano al partito/coalizione di governo e in questa legislatura il PD ha usufruito di un premio di maggioranza incostituzionale. In pratica una coalizione che rappresenta meno del 30% degli elettori ha a disposizione più del 50% dei parlamentari; quindi la soglia del 50%+1 dei componenti viene raggiunta con semplicità, a colpi di maggioranza, spesso imponendo la fiducia. E’ stata così annullata la “soglia di garanzia” prevista dall’articolo 138.
Da qui si è passati alla trasformazione da referendum oppositivo a referendum confermativo. La prima applicazione è avvenuta nel 2001 con la riforma del Titolo V.
 
L’articolo 138, come abbiamo visto prevede una procedura lunga e ridondante, questo a tutela della Costituzione, perché gli spazi di discussione e riflessione possano essere i più ampi possibile: si sta riformando la Legge di tutte le Leggi, non è il regolamento del condominio!
 
Cosa è accaduto durante i 4 passaggi nelle due Camere? Ecco alcuni passaggi “epici” che oltre a fara giurisprudenza per le legislature future entreranno nei libri di storia tra le pagine più tristi di questa Repubblica.
 
L’articolo 67 alla Renzi.
Durante la prima deliberazione, prima lettura al Senato, due componenti del PD nella Commissione Affari Costituzionali, Mario Mauro e Corradino Mineo, sono stati sostituiti perché portatori di posizioni difformi rispetto al testo del governo. Questo gesto compiuto dal Presidente del gruppo del PD al Senato è in contrasto con l’articolo 67 della Costituzione che non prevede alcun vincolo di mandato per i parlamentari. A che serve fare le riforme delle costituzioni quando nei fatti, il PD applica la costituzione come vuole cambiando interpretazione ogni giorno?
 
Il canguro.
Durante la discussione al Senato il Presidente Pietro Grasso ha applicato una regola che il regolamento del Senato non prevede: la possibilità di accorpare tutti gli emendamenti simili bocciandoli con un solo voto contrario, il cosiddetto “canguro”. Questo ha fatto si che con pochi voti si siano eliminati 7.800 emendamenti accorciando di molto i tempi di discussione del ddl, in pieno contrasto con l’articolo 138. Al di la del merito degli emendamenti, quello che il Presidente Grasso ha fatto è gravissimo, non solo perché applica una regola non prevista nel regolamento del Senato, ma anche perché dove invece è prevista (regolamento della Camera) vengono imposte delle limitazioni: la non applicabilità proprio alle discussioni sulle riforme costituzionali! Siamo al paradosso: la Camera prevede lo strumento ma ne riconosce il potenziale antidemocratico e pertanto ne limita l’applicabilità; il Senato, non lo prevede ma lo applica in modo indiscriminato.
 
La tagliola.
Sempre durante la prima lettura al Senato, la conferenza dei capigruppo a maggioranza ha deciso il contingentamento dei tempi per arrivare all’approvazione del testo pensate un po’… prima della pausa estiva! Quindi, terminato il tempo a disposizione di ciascun gruppo, il testo è stato messo in votazione con molti emendamenti ancora da illustrare e votare. Ancora una volta la costituzione è stata calpestata.
 
La seduta fiume.
Passiamo alla Camera dei Deputati. Durante la prima lettura la discussione è avvenuta con contingentamento dei tempi e si è conclusa con una seduta fiume durata 2 giorni e 2 notti tra il 12 e il 13 febbraio 2015, durante la quale ne sono successe di tutti i colori: sono stati espulsi dall’aula deputati di ogni schieramento (tranne il PD, ovviamente), deputati di sel e del pd sono arrivati alle mani e per concludere il Giullare di Rignano si è presentato in aula in piena notte convinto di passare una serata al bar. Le riforme costituzionali in Italia si fanno di notte con un buffone a intrattenere gli onorevoli servi.
 
Il bypass costituzionale.
La seconda lettura al Senato avvenuta 4 mesi dopo il primo passaggio alla Camera, ha visto il mancato svolgimento della discussione in Prima Commissione Affari Costituzionali: la presidente Anna Finocchiaro dopo aver dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti presentati (circa 500.000), ha mandato il ddl direttamente in aula senza alcuna votazione. Il PD si è inventato un altro strumento per velocizzare l’approvazione della schiforma: la delegittimazione della Commissione parlamentare competente.
 
L’irricevibilità e il Super-Canguro.
Il testo arriva quindi in aula del Senato per la seconda lettura (sempre prima deliberazione). Vengono dichiarati irricevibili quasi tutti gli emendamenti presentati. Attenzione: sono dichiarati irricevibili e non inammissibili perché l’inammissibilità richiede sempre una valutazione nel merito, cosa che non è stata fatta dal Presidente Grasso perché è più importante far rispettare il calendario dei lavori e non creare un “precedente che consenta di bloccare i lavori parlamentari per un tempo incalcolabile”, parole dello stesso Grasso.
I pochi emendamenti passati al vaglio dell’irricevibilità (ennesimo nuovo strumento nelle mani della maggioranza) vengono fatti decadere da un emendamento del Senatore Cociancich (PD) che riscrivendo nella forma ma non nella sostanza l’intero articolo 1 ha fatto decadere tutti gli altri emendamenti sul medesimo articolo. Questo ennesimo strumento per schiacciare e mettere a tacere le minoranze è stato definito Super-canguro.
 
Seconda deliberazione inutile.
L’articolo 138 prevede una seconda deliberazione e cioè una ulteriore analisi e discussione del testo del disegno di legge, invece per i nuovi padri De-costituenti pare che dopo la prima deliberazione non si debba fare altro: Il primo passaggio al Senato avviene in un giorno e mezzo, tra il 18 e il 19 gennaio 2016. La Presidente Finocchiaro manda in aula il testo del ddl senza votazioni, senza discussione e senza la nomina del relatore per i lavori d’aula. Insomma senza che il lavoro della Commissione referente fosse terminato. Discorso simile alla Camera dove il testo è stato approvato con contingentamento dei tempi in soli due giorni tra l’11 e il 12 aprile 2016. Al voto finale tutte le opposizioni escono dall’aula.
 
Il testo del disegno di legge di riforma della costituzione presentato l’8 aprile 2014 è stato approvato con 6 passaggi tra Senato e Camera concludendo il suo iter il 12 aprile 2016 con i soli voti della Maggioranza (incostituzionale) e quindi senza la maggioranza dei 2/3 degli aventi diritto.
E’ stato quindi possibile richiedere il Referendum confermativo; la richiesta è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 settembre 2016 in seguito alla richiesta di 1/5 dei parlamentari nelle rispettive Camere.

16) LA FINTA ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

La bugia: “Le Province vengono definitivamente cancellate”, sito del PD maggio 2016
La verità: l’unica cosa che viene cancellata con il ddl Boschi è la parola “Province” dalla Carta Costituzionale, ovvero questi enti continuano ad esistere ma perdono il rango costituzionale. La travagliata storia dell’abolizione delle Province parte qualche anno prima dell’arrivo della ministra Boschi e, anche con l’eventuale vittoria del si, queste non vengono abolite.

L’iniziativa della (finta) abolizione fu del governo Monti poi del governo Letta e alla fine Renzi si intestò la battaglia approvando una legge che nel nome aveva “l’abolizione delle Province” ma nei fatti cambiava semplicemente il nome all’ente e aboliva l’elezione diretta dei consiglieri provinciali. Una sorta di prova generale per il nuovo Senato di nominati. Infatti i nuovi consigli provinciali e delle Città Metropolitane sono composti da nominati dai partiti all’interno dei consigli comunali. quasi 1000 consiglieri che fanno il doppio lavoro, non eletti da nessuno. Nel frattempo negli uffici delle Province è caos: 20 mila persone ancora in carico alla pubblica amministrazione che non sanno cosa fare, con zero stanziamenti e nella confusione più totale.

La situazione rasenta il paradossale: uffici e funzioni paralizzate, ma presidenti di Provincia che promuovono iniziative a loro totale discrezione senza alcun mandato esplicito da parte dei cittadini: se si eliminano le elezioni dirette di consiglieri (e senatori) questi per conto di chi esercitano la loro funzione?

 

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